Zazzaroni: "Italia, non contiamo un c***o. Abbiamo perso con un quarantenne"

Il direttore del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni, ha commentato sui social network il flop della Nazionale di Gennaro Gattuso.
L'Italia viene sconfitta ai calci di rigore dalla Bosnia e per la terza edizione consecutiva deve rinunciare ai Mondiali. Una batosta pesantissima non soltanto per il commissario tecnico Gennaro Gattuso, ma un po' per tutto il movimento calcistico italiano.
Flop Italia, il pensiero di Zazzaroni
Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello Sport, commenta sulla propria pagina Instagram la sconfitta dell’Italia in Bosnia ed Erzegovina: "Nessuno può sopravvivere a questo terzo fallimento che è epocale: fuori da un Mondiale a 48 squadre. Non giochiamo e non contiamo un c***o politicamente. Il nostro purtroppo non è solo un flop: è la fine di un sistema. Appare come un insuccesso contingente, in realtà è una crisi strutturale. L’esito negativo non è dovuto all’errore di un singolo, a un gol sbagliato, a un rosso non dato o alla sfortuna (un fiasco passeggero). Indica che le fondamenta, le regole, le procedure o la mentalità alla base del progetto sono errate. Non è stato un solo elemento a non funzionare, ma l’intero meccanismo che lo sostiene".
"Abbiamo faticato con un quarantenne"
"Le responsabilità sono chiare. Le cause anche, riconducibili a decisioni, negligenze o azioni specifiche di soggetti definiti con responsabilità personale e di politica sportiva. Il fallimento è un problema organizzativo, sociale o ideologico più ampio. Il passato non torna, ma la storia ci vede bene. C’era un tempo in cui vincevamo contro Zico, Socrates, Junior, Passarella, Maradona, Rummenigge, Stielike, adesso fatichiamo contro un quarantenne (chiaro il riferimento a Dzeko, ndr) con molti chilometri nelle gambe e un gruppo di volenterosi. A Zenica non abbiamo giocato nemmeno in undici contro undici. L’espulsione di Bastoni, purtroppo giusta, ha peggiorato ulteriormente le cose costringendoci a una ottantina di minuti di puro delirio. La solita, intollerabile sofferenza. Un sentimento che ormai ci è proprio", ha sottolineato Zazzaroni.






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