Zaccone: "La festa del Napoli logora chi non ce l'ha". Commenti vergognosi

Maurizio Zaccone, giornalista e scrittore, ha pubblicato un post in cui c'è l'analisi della festa dei napoletani per lo scudetto e le reazioni di chi napoletano non è.
Maurizio Zaccone, giornalista e scrittore, ha pubblicato un post in cui ha analizzato i vergognosi commenti contro Napoli dopo le tante feste per la conquista dello scudetto. Queste le sue parole: "La lunga festa napoletana continua. Era prevedibile. Napoli sa festeggiare quando se ne presenta l’occasione. E piace da morire a tanti turisti che vengono a sentirsi napoletani per un giorno; indossano le maglie azzurre, visitano i luoghi storici della città e quelli caratteristici, fotografano i vicoli, le bandiere, i striscioni. Le città in festa danno un senso di vita: pulsano, respirano, cantano. E a fronte di tante realtà “costruite” a misura di turista, Napoli conserva quei tratti identitari che fanno sentire il visitatore “parte” di qualcosa".
Poi ha aggiunto: "Ci si ferma ad una “patina”, è chiaro. Ma chi visita una città non lo fa per scriverci un trattato sociologico, ma per respirare un’emozione. Da queste parti ci riesce sempre bene, e supera le difficoltà che chi la vive quotidianamente patisce, compensandola con l’abbraccio che riceve. Il disservizio spesso è un male minore, al confronto dell’esperienza vissuta. E Napoli resta in festa. Ha cominciato da tempo e continuerà per tempo. C’è però un pezzo d’Italia, e la lente social ce lo mostra con nitidezza, che questa festa non la sopporta; non la digerisce".
"Sapevano che sarebbe durata tanto, ma la vivono come uno stillicidio. E’ tutto un fiorire di commenti del tipo: “ma per quanto hanno intenzione di festeggiare?” - “tanto lo rivinceranno fra altri 33 anni” - “invece di scendere in piazza per i problemi seri” - “sai quante dita delle mani salteranno durante i festeggiamenti” - “ma questi non lavorano?”, e sono i commenti più “nobili”. Parafrasando Andreotti, la festa logora chi non ce l’ha. O meglio logora chi non riesce a farla".
"Chi vive le emozioni con contegno e distacco. E non è solo un problema di “festa”, per quanto la felicità altrui è sempre un problema per le persone piccole. Qualunque espressione emozionale che parte da questa città è sempre “esagerata”. Secondo i loro parametri ovviamente. Erano esagerati i tributi a Maradona nel giorno della sua morte, mentre da tutto il mondo riconoscevano la sua grandezza; ma a Napoli sembravamo gli untori che, violando le norme restrittive anti covid, mettevamo a repentaglio la vita nel mondo. Eravamo esagerati quando in 100.000 ci recammo a Piazza Plebiscito saputa la morte di Pino Daniele intonando all’unisono “Napule è” spontaneamente; senza palco e presentatori. Eravamo esagerati a seguire il Napoli con il Cittadella in Serie C in 60.000".
Zaccone ha concluso: "Siamo esagerati nel festeggiare non solo a Napoli, ma nelle piazze di ogni angolo del mondo. Insopportabile: festeggiamo pure “a casa loro”. Esagerati a emigrare da un secolo conservando la nostra identità. Fastidiosi, come un prurito incessante. Erri De Luca lo diceva tempo fa: “Nelle prossime statistiche eliminate Napoli, è troppo fuori scala, esagerata, per poterla misurare”. Per molti basterebbe eliminare Napoli e basta; la usano per sentirsi migliori ma in realtà la soffrono, la invidiano. Non la capiscono. Eppure la spiegazione è tutta nella frase che intonano spesso all’unisono: “noi non siamo napoletani”. Ecco, il vero vostro problema è quello".






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