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Vasco Rossi: "Vorrei morire sul palco". Poi ricorda: "Finii contro il muro"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Vasco Rossi: Vorrei morire sul palco. Poi ricorda: Finii contro il muro

Vasco Rossi, rocker nato a Zocca, si è raccontato in una intervista rilasciata a Sette, settimanale del Corriere della Sera,


Il noto rocker di Zocca, Vasco Rossi, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Sette, settimanale del Corriere della Sera: "Con i 70 anni sono arrivato al punto in cui mi dico 'faccio quello che mi pare perché dal futuro che c’è ancora non possono arrivare grandi fregature'. Non è una cifra tonda, ma il Covid è stato un momento di crisi perché ho capito che dispendio dall’andare sul palco. Spero di morire sul palco… In realtà lavoro su me stesso per cercare un senso indipendentemente dai progetti di lavoro. Devi imparare a vivere il momento, il presente".


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E ancora: "Mi piace leggere, sono una persona curiosa. Ho fatto una scuola tecnica, ci hanno insegnato per tre anni ragioneria, una cosa che impari in una settimana con un corso, e nulla di filosofia. E quindi l’ho scoperta da me. In un’intervista del 1983 dissi che non morirò vecchio. Stavo andando al massimo. Era un periodo di eccessi e di molta creatività. Facevo tutto con l’obiettivo di scrivere canzoni e arrivare al cuore della gente. Vivevo in un capannone nella zona industriale di Bologna, usavo sostanze per stare sveglio due o tre giorni a scrivere canzoni e dormire era come perdere tempo. Ero anche pronto a sacrificare la vita per quello, ma non nel senso che volessi morire o suicidarmi. Mi rendevo conto che stavo esagerando. Ho fatto tutto coscientemente. Non ci sono caduto dentro. Ho vissuto quel viaggio e sono finito contro il muro. Ma non per un incidente stradale".


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Sul muro che ha avuto contro: "Quello del bigottismo ipocrita e della caccia alle streghe che mi ha fatto diventare il capro espiatorio di un periodo in cui si facevano praticamente tutti. Sono stato l’unico al mondo a essere denunciato dal suo fornitore. Venni arrestato e prima che il pm si degnasse di incontrarmi passai cinque giorni in isolamento. Ho usato quell’esperienza per fare reset. Sembravo scapigliato e fuori di testa, ma ho sempre avuto le idee chiare. Fino a 20 anni pensavo si potesse cambiare il sistema, dopo ho costruito un sistema mio. Mi sono inventato un lavoro come disc jockey con le radio private e poi è partita questa avventura delle canzoni. Ho imparato dai cantautori, ma sono stato il primo, assieme a Nannini e Bennato, a usare il linguaggio del rock in italiano".

La canzone della svolta: "Con Ogni volta ho trovato la mia strada nella scrittura dei testi. Era la sintesi del linguaggio: ti dico una cosa, ma nel modo più sintetico possibile. Al contrario di quello che facevano i cantautori. Ho cominciato a scrivere Ogni volta pensando che l’avrei capita solo io. Saltavo tutti i passaggi in mezzo, non raccontavo niente. Quando ho visto che gli altri riempivano quei passaggi con la loro immaginazione ho capito che era una magia straordinaria".

Sul padre morto a 56 anni: "Mi spiace che lui non abbia visto nulla della mia carriera, credo sarebbe stato orgoglioso. L’avrebbe vissuta come un riscatto. Doveva volermi bene perché all’inizio non stavo combinando un c***o con un lavoro, il disc jockey, che lui manco capiva cosa fosse. Con mamma è stato diverso. I fan hanno iniziato ad andare a casa sua, lei li faceva entrare e mi diceva “tranquillo, ti vogliono bene”. E io “mamma, tu mi vuoi bene; loro me ne vogliono fino a che gli piace il disco”. Per fortuna si è presentata solo gente sana e non è successo nulla, ma ad un certo punto dovetti far montare un cancello davanti a casa sua".

Su Bollicine, che compie 40 anni: "La Coca Cola ai miei tempi voleva denunciarmi per avergli rovinato l’immagine. Sembrava un’allusione alla droga e ci ho giocato apposta. Dicevo Coca e tutti si aspettavano …ina. Volevo fare paura agli ipocriti. E poi c’era la presa in giro della pubblicità che per me è il male assoluto della società: crea bisogni che non esistono, ci fa consumare più di quanto abbiamo bisogno, crea modelli che non esistono, frustrazioni dalla proposizione dell’immagine di uomini e donne belle… Berlusconi l’ha sdoganata e ha rimbecillito il Paese con le sue tre televisioni. Il problema è stato che poi è pure entrato in politica".


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Francesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.
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