"Un medico mi ha infilato 20 aghi ogni giorno". L'incredibile storia di Pato
Alexandre Pato, ex attaccante del Milan, ha raccontato la sua odissea a causa di problemi fisici: "Ho iniziato a focalizzarmi sulla salute mentale. Sono andato da un terapista".
Alexandre Pato, il "papero", uno dei calciatori che ha fatto innamorare milioni di tifosi, brasiliani e milanisti, prima di perdersi e non ritrovarsi più, ha raccontato alcuni momenti della sua travagliata carriera a The players’ tribune: "Amavo le attenzioni. Volevo che si parlasse di me. Ma sapete cosa è successo? Ho iniziato a sognare troppo. Nella mia testa avevo già il Pallone d’Oro in mano. È davvero difficile non lasciarsi travolgere. Avevo sofferto tanto per arrivare lì. Quindi perché non godersela? Poi nel 2010 ho iniziato a essere infortunato tutto il tempo. Non avevo più fiducia nel mio corpo. Aveva paura di quello che la gente potesse dire di me. Andavo ad allenarmi pensando: non posso infortunarmi. Se mi infortunavo non lo dicevo a nessuno. Una volta mentre stavo recuperando da un problema muscolare ebbi una distorsione alla caviglia e continuai a giocare. Era gonfia come un pallone ma non volevo lasciare la squadra".
"Sapete quanto ho lottato per provare a tornare? Ho girato il mondo. Ho visto ogni medico che valeva la pena vedere — e anche qualcuno in più. Un medico ad Atlanta mi ha messo a testa in giù mentre mi faceva girare su me stesso. Diagnosi? I miei riflessi non erano allineati con i miei muscoli. Un dottore in Germania mi ha iniettato del liquido in tutta la schiena — il giorno dopo camminavo per l’aeroporto di Monaco ingobbito dal dolore. Un medico mi ha infilato 20 aghi ogni mattina e ogni sera. Potrei continuare all’infinito. Stavo vedendo il dottore numero 6,7,8… ognuno di loro diceva una cosa differente. Pensavo: cavolo, ma che cosa ho?".
"Ho iniziato a focalizzarmi sulla salute mentale. Sono andato da un terapista. Ho imparato a trovare la felicità nel lavoro duro. Continuavo a divertirmi - racconta - ma trattavo il calcio come un lavoro. Mi sono preso la responsabilità di ogni aspetto della mia carriera. Il bambino è maturato. Avevo capito che il calcio va ben oltre a quello che succede in campo ed è stato davvero gratificante…".








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