UAH: "10 a Spalletti, 9 a De Laurentiis: il motivo"

Il cantante partenopeo UAH ha rilasciato alcune dichiarazioni ad AreaNapoli.it. L'artista si distingue per la sua volontà di rimanere nell'ombra evitando l'esposizione mediatica.
UAH, il misterioso e intrigante cantautore partenopeo, si distingue per la sua volontà di rimanere nell'ombra evitando l'esposizione mediatica. In un'epoca in cui l'immagine e l'ossessione per l'apparire dominano la scena musicale, l'artista ha scelto di mettere al centro la sua musica e i testi senza alcun desiderio di protagonismo superficiale. La redazione di AreaNapoli.it lo ha contattato in vista dell'uscita di "Gattocane", il suo ultimo disco in uscita il 19 maggio.
Come giudichi la stagione del Napoli?
"Per la città di Napoli lo Scudetto rappresenta un’altra occasione di mostrarsi al mondo per come è, di rivelarsi molto più interessante di come viene dipinta. Per i napoletani senz'altro rappresenta una ricompensa meritata, conseguita dopo tante beffe sportive, nell'anno forse più difficile, visti i risultati delle italiane a livello europeo. Lo scudetto è stato anche l'occasione per ricordare al mondo quanti ne siamo, che siamo dappertutto, che se ci fosse un misuratore di passione vinceremmo i mondiali del tifo".
A Napoli si festeggia ancora...
"Per tutti spero che questa vittoria rappresenti la prova tangibile che per vincere non bastano i soldi e il blasone; ci vogliono passione, impegno e programmazione".
La vittoria del Napoli può andare anche oltre il calcio, avere dei risvolti sociali?
"Francamente non credo che la vittoria di uno scudetto possa avere conseguenze così dirompenti sul piano economico. Più facilmente si potrebbe ipotizzare una crescita a livello sportivo, sul modello Napoli, di altre squadre del Sud, cosa che renderebbe molto più interessante il campionato italiano".
Spalletti e De Laurentiis sono stati tra gli artefici principali della straordinaria stagione del Napoli
"Direi che Spalletti merita un 10 e lode. Ha trionfato sul campo, ha divertito gli amanti del calcio con un gioco spumeggiante per gran parte del campionato, ed è stato anche un ottimo comunicatore fuori dal campo: si sa che molte cose che gli allenatori dicono in conferenza stampa sono rivolte spesso agli stessi giocatori, all’ambiente e alla società. Spalletti è stato un maestro anche in questo, nelle cose che servono a far remare tutti dalla stessa parte. Per quanto riguarda Aurelione, il discorso è un po’ più complesso. Qualche passo falso sul piano della comunicazione l’ha commesso, ad esempio nel gestire i rapporti con i tifosi che vanno allo stadio, in particolare con gli Ultras: per nessuna ragione avrebbe dovuto accostare la parola “illegalità” alla parola “Ultras”. A sparare nel mucchio in questa maniera si fanno sempre vittime innocenti. Non dimentichiamo chi sono gli Ultras, il contributo che hanno dato per supportare la squadra, per seguirla ovunque. A parte questi errori, che spero restino isolati, da un punto di vista imprenditoriale in senso stretto, lo ritengo da sempre il miglior Presidente della serie A, cinico al punto giusto, scaltro, sempre proiettato in avanti. Magari, in un futuro, potrebbe dare a Spalletti anche una speciale delega a gestire i rapporti con la tifoseria. Pertanto gli darei un voto in meno rispetto a Lucianone, diciamo 9".
Perché hai deciso di restare nell'ombra? Ti si vede poco in giro e non girano foto...
"Non è vero che mi si vede poco in giro, non mi si vede proprio! L’anonimato non è una scelta originale, è evidente, oggi ci sono tanti esempi di “cantautore anonimo”. Io voglio banalmente stabilire un contatto col pubblico attraverso le canzoni e basta, sono le canzoni che devono parlare per me; con le mie canzoni voglio andare alla ricerca di quelle persone con cui sono sicuro di avere delle affinità “interiori”. Sono gli aspetti “interiori” che mi interessano, non altro, tipo l’esposizione o la sovraesposizione di un volto, di immagini, di foto. Il mio punto di osservazione deve restare nell’ombra, anche per esigenze creative: poter continuare a fare quello che sto facendo nell’unico modo in cui riesco a farlo ha la priorità su tutto. Sono consapevole delle difficoltà, del rischio di essere considerato inizialmente l’imitatore di qualcuno, o ancora peggio come uno che intende speculare sull’anonimato per fini commerciali; spero che le canzoni diranno la verità, e diranno quanto ci metto di mio, quanto il progetto sia autentico, sincero nonché, dal mio punto di vista, 'necessario'".
A distanza di un anno dal debutto discografico con l‘Ep "Uah You", torni con un nuovo progetto dal titolo "Gattocane". Quali differenze rispetto al precedente lavoro e come si è svolto il processo compositivo?
"I due lavori che hai citato sono le prime due tappe di questo bellissimo viaggio che sto facendo nel mondo della musica. “Gattocane”, in uscita il 19 maggio, è la seconda tappa, dentro ci ho messo anche quello che ho imparato dalla prima. Spero che ascoltando i due lavori le persone possano percepire che si tratta dello stesso viaggio. La novità assoluta in “Gattocane” rispetto al primo EP è l’introduzione della lingua italiana, con due brani “misti” e uno interamente in italiano. E’ un prodotto che alla fine ha soddisfatto in pieno le mie aspettative, anche grazie al contributo dei musicisti che hanno collaborato al progetto mettendoci grandissima passione, in primis il producer, Dino Barretta, poi permettimi di menzionare anche Vince Carpentieri (chitarre) e Giusi Barone (cori). Per quanto riguarda il processo creativo si è svolto alla maniera di sempre: le mie canzoni nascono nella mia auto che funge da laboratorio creativo, mentre sono in viaggio o mentre sono fermo in un parcheggio, area di servizio, garage. L’auto è un bellissimo luogo per nascondersi restando alla luce del sole, osservare senza essere osservato: in auto nessuno fa caso a te, a meno che tu non abbia una Ferrari. E io non ce l’ho".
Preferisci cantare in italiano oppure in lingua napoletana?
"Se Lucio Dalla ha dichiarato che avrebbe dato metà delle sue sostanze pur di imparare bene il napoletano un motivo ci sarà. E’ la lingua più bella per scrivere canzoni. E’ una lingua che oltretutto si presta benissimo ad essere “contaminata”, ad esempio dall’inglese e dallo stesso italiano, è particolarmente adatta per sintetizzare concetti, per sperimentare assonanze. Al di là di questo, a volte è il suono, il mood, il tema del brano a suggerirti che lingua usare".
I tuoi progetti futuri oltre a “Gattocane"
"Mi è sempre piaciuto scrivere. Per ora sto mettendo questa passione al servizio della musica per scrivere canzoni. Domani non saprei dire, vediamo anche il Gattocane dove ci porta...".
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