Tozzi: "Volevo fare il calciatore. Mogol lavora due ore al giorno, io anche meno"

Il cantante ha parlato al Corriere della Sera: "Mogol e Morandi facevano giocare chi vendeva pių copie anche se erano schiappe. Ma io sono stato capocannoniere per 12 anni. Da piccolo volevo fare il calciatore".
Umberto Tozzi ha all’attivo più di 80 milioni di dischi venduti. Da bambino, però, non sognava di fare il cantante. Queste le sue parole al Corriere della Sera: "Volevo fare il calciatore. Sono nato a Torino, mamma casalinga, papà guardia notturna per mantenere tre figli e dopo aver vissuto due guerre. Stavamo in cinque in una camera e cucina, io vivevo per strada. Poi, imbracciai per caso una chitarra e cominciai a uscire non per giocare a pallone ma per suonare sulle panchine. Dopo, ho fatto per anni il chitarrista freelance, mangiando panini, ospitato a Milano a turno da amici musicisti. Ero timido e mi vergognavo della mia voce".
Su Morandi e Ruggeri: "Vincemmo un Sanremo. Fu splendido perché c’era un rapporto strettissimo: eravamo insieme nella Nazionale cantanti. Mogol e poi Morandi facevano giocare solo quelli che vendevano di più anche se a pallone erano schiappe, ma io sono stato capocannoniere per 12 anni".
Come nasce una canzone?: "l talento sta nell’avere l’ispirazione per tre accordi forti, poi, la canzone mi viene in massimo tre ore. Sono pure pigro. Anni fa, dovevo scrivere con Mogol. Mi disse: però io non lavoro più di due ore al giorno. E io: io anche meno!".






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