Starace: "Entrai nel Napoli come aiuto chef. Ora mi godo la pensione, ma a settembre..."
Tommaso Starace si è raccontato a Repubblica: "Maradona ci ha insegnato a vincere, con lui non avevamo paura di nessuno".

Tommaso Starace è stato uno dei simboli del Napoli, l'ormai ex magazziniere ha lasciato il club partenopeo dopo una lunghissima militanza, ma il suo cuore è sempre legato alla squadra azzurra. Starace si è raccontato in un'interessante intervista rilasciata all'edizione odierna di Repubblica.
L'inizio della storia con il Napoli. "Sono entrato prima come aiuto dello chef Maresca, ho passato dieci anni in cucina. Poi nel 1987 sono riuscito a coronare il mio vecchio sogno. Masturzo è andato in pensione e gli sono subentrato come capo magazziniere: era gennaio. Il 10 maggio ho vinto il mio primo scudetto. Qual è lo scudetto più bello? Non si può fare una classifica. Quando vinci, è incredibile. Di sicuro il primo non si dimentica".
Su Maradona: "Diego è stato un genio. Con lui non avevamo paura di nessuno. Ci ha insegnato a vincere. Si fidava tanto di me. La domenica ero l’unico che poteva andare in camera sua alle 12.30 per prendere la borsa e caricarla sul pullman. Sono stato al suo fianco pure al Mondiale del 1990. Ricordo ancora la finale con la Germania all’Olimpico. Quella volta ho visto Diego piangere".
Sul legame con Mertens: "Lui è una persona meravigliosa e un campione vero. Ci sentiamo sempre. Ho avuto buoni rapporti con tutti i calciatori. Poco fa, per dire, mi ha telefonato Crippa, sento De Napoli e i ragazzi della Primavera, hanno tutti ancora il mio numero. Ho sempre parlato con tutti prima dell’allenamento e loro hanno sempre saputo che potevano fidarsi di me, soprattutto i ragazzi".
Sul suo caffè con la moka: "Tutti lo hanno bevuto. Maurizio Sarri più degli altri: poi fumava una sigaretta e voleva subito un’altra tazzina. Per lo stesso motivo Spalletti stava più attento: lui è un ex fumatore e con il caffè temeva di riprendere il vizio. Mazzarri era un altro estimatore, ma ho avuto un bel rapporto con ogni allenatore. Tutti mi hanno insegnato qualcosa, da Bianchi a Conte, dal primo scudetto all’ultimo".
Sul Napoli e un possibile ritorno in futuro: "Se è finita? Col Napoli non finirà mai. È la mia vita, ma a 70 anni dovevo fermarmi. A settembre incontrerò De Laurentiis che ringrazierò sempre. Vuole parlarmi: se c’è possibilità di collaborare ancora in qualche modo, valuteremo. Altrimenti resterò un uomo innamorato dell’azzurro".
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