Sosa: "A Lavezzi non piaceva allenarsi, faceva finta di non capire l'italiano"

L'ex attaccante argentino ha raccontato alcuni aneddoti della sua carriera e ha rivelato un particolare su Ezequiel Lavezzi.
Il Pampa Sosa è stato protagonista di una lunga e interessante intervista alla Gazzetta dello Sport. Sosa racconta il primo giorno di ritiro, quando insieme a lui c’erano solo Montervino, Montesanto ed Esposito. Il primo allenamento con il pallone della Lazio sgonfio del nipotino di Esposito, che lo teneva nel cofano della macchina. "Ventura parlava delle sue idee a questi 4 disperati, ma era fantacalcio. Non c’era una squadra e nemmeno la si poteva immaginare. Esposito aveva in macchina il pallone sgonfio del nipotino. Un pallone della Lazio. Facemmo con quello i primi palleggi".
Racconta la promessa della 10 da parte di Pierpaolo Marino e presenta un Aurelio De Laurentiis alle prime esperienze con il mondo del calcio, di cui sapeva molto poco. Ma, dichiara Sosa, fece subito capire alla squadra che l’unica cosa che gli importava era il rispetto delle regole. "Ci disse: ‘Ragazzi, se l’arbitro ci fischia rigore contro voi dovete dire grazie’. Non capiva molto di calcio, ma ci fece subito sapere che gli importava il rispetto delle regole. E poi sa scegliere gli uomini, non ne sbaglia uno".
Quando gli chiedono quale sia stato il calciatore più forte con cui abbia giocato in carriera, il Pampa Sosa fa tre nomi. "Guillermo Schelotto al Boca, Amoroso all’Udinese e Pocho Lavezzi al Napoli. Un pazzo. Genio e sregolatezza. Non gli piaceva allenarsi. Per un anno ha fatto finta di non parlare e non capire l’italiano per non avere rotture di scatole".








Napoli, che guaio! Affare saltato
Allenamento con Careca e Alemao: ultima sessione per un calciatore?
"1 agosto 1926", coro e testo
"Sono napoletano", coro e testo
Guarda tutti i video pubblicati su AreaNapoli.it
