Sodinha: "Mi allenavo da ubriaco, senza il calcio sarei morto. Conte? Fui un cog**one"

In Italia arrivò grazie l'Udinese che vide in lui delle qualità. Poi il passaggio al Bari dove c'era mister Antonio Conte.
Felipe Sodinha, ex calciatore, aveva un talento naturale, un mancino con il quale sapeva disegnare calcio. Nel corso della sua carriera ha giocato con Udinese, Bari e Brescia, tra le altre. Nel corso di un'intervista al podcast "Centrocampo", ha raccontato alcuni retroscena della sua carriera.
Come detto, pur essendo molto dotato tecnicamente, non è mai riuscito a trovare continuità di rendimento anche perché non ha mai avuto la testa giusta per pensare solo al campo né animo abbastanza saldo per resistere alle tentazioni. Tra queste, anche l'alcool. Queste le sue parole: "Mi allenavo da ubriaco, senza il calcio sarei morto". E poi anche chili di troppo hanno fatto da zavorra al sudamericano.
In Italia arrivò perché l'Udinese di puntare su di lui. Poi il passaggio in prestito al Bari dove c'era mister Antonio Conte, che lo mise fuori rosa per aver risposto con quasi 20 giorni di ritardo a una convocazione. Sodinha ricorda: "Fui davvero un cog**one. Andai in Brasile per il Natale ed il Capodanno. Lui mi disse: "Felipe vai, ma devi tornare il 2 gennaio. Vado in Brasile e tra una festa e l'altra, sono arrivato il 22 gennaio. Inventai tante sciocchezze, tra aereo perso, litigi ecc. ecc. Conte giustamente non voleva più vedermi, mi disse di trovarmi un'altra squadra".








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