Simoni, ricordo struggente di Piccolo: "Il tuo ultimo regalo. Dopo la conferenza choc a Napoli..."

Fabrizio Piccolo, giornalista napoletano, ha scritto un ricordo struggente di Gigi Simoni, attraverso il suo profilo Facebook.
Fabrizio Piccolo, giornalista partenopeo, attraverso il suo profilo Facebook ha scritto un ricordo struggente di Gigi Simoni, scomparso ieri, ripercorrendo le tappe della sua carriera: "Andartene nel giorno in cui non lavoravo è stato il tuo ultimo regalo, ma ne avrei fatto a meno. Però in realtà sapevo da tempo che non c’eri più, da quando arrivò la notizia dell’ictus e più ancora da quando – tempo dopo – lessi un’intervista della tua ultima moglie che non ci dava più speranze dopo che l’oblio mediatico già t’aveva inspiegabilmente avvolto da giorni. Ti sei risparmiato i momenti più brutti di questa vita che brutta era diventata già da tanto, mi consolo così. Ho letto tanti commenti e ricordi, mai come per te così uguali. Sai cosa, Gigi? Il complimento più bello è che tu non sembravi una persona del mondo del calcio, tu che questo calcio l’hai attraversato per più di 50 anni scoprendo i Bruno Conti del Genoa o i talenti del Brescia, insegnando calcio per tutta l’Italia, togliendosi lo sfizio di vincere a Wembley con la Cremonese, sì la Cremonese, e dando lezioni di vita e di pallone. Troppo lontano da presenzialismi, egoismi, volgarità, presunzione".
Inoltre aggiunge: "I tuoi racconti me li terrò stretti come le emozioni di quei giorni rampanti a Soccavo e al San Paolo: Turrini indemoniato sulla fascia, CRUZ-CRUZ-CRUZ che avanzasti a centrocampo perché “uno con quel sinistro è sprecato dietro”, Bo-Bo-Bo-Boghossian che inventasti libero elegante, i gol che non faceva mai Caccia e che cercavamo da Aglietti o Pecchia, e poi la difesa operaia con Colonnese e Milanese, quel regale Ayala, quel Pippo Inzaghi che disse di no all’ultimo momento. Ed ecco la cascata dei ricordi, la notte dell’Olimpico contro Zeman in 9 contro 11 (“Zeman dice che chi gioca a uomo gioca in dieci? Allora abbiamo vinto in 8 contro 11”) quando Taglialatela diventò veramente Batman e sulla Tribuna Montemario al fischio finale scambiai un occhiolino complice con una famiglia napoletana che tifava in incognito. Quel pomeriggio in cui iniziò la fine della tua avventura a Napoli, dopo la conferenza choc del mattino quando annunciasti che saresti andato all’Inter, tornai al campo Paradiso di Soccavo nel pomeriggio dopo la seconda seduta di allenamento solo per stringerti la mano, Che coraggio che hai avuto mister. Ci avevi messo già da tempo sulla pista giusta (“Se vi chiama il New York Times e vi offre il triplo voi cosa fate? Restate a lavorare dove siete?”) e decidesti di spiattellare tutta la verità convinto che nessuno avrebbe dubitato della tua serietà. Ma dove, Gigi, ma dove? Avresti dovuto partecipare anche tu alla Notte degli Oscar che avevo organizzato al Dry Dock: sportivi e musicisti in giuria e giornalisti a cantare sul palco. M’avevi detto sì, non facesti a tempo perché t’avrebbero cacciato prima. Privandoti di quella finale di coppa Italia col Vicenza che t’eri guadagnato in quella notte di rigori e paura con l’Inter quando il San Paolo era un’enorme palla di fuoco d’amore. M’hai costretto a tifà Inter, Gigi, pensa te. A litigare per quel rigore di Ronaldo, sì quel Ronaldo che non ha mai giocato così da Ronaldo senza di te e chiamatemi pure esaltato ma vale anche per Moriero o l’ultimo Bergomi. M’hai costretto a maledire quella stessa Inter per come t’aveva trattato, godendo per le figuracce in serie che arrivarono dopo il tuo addio. E ripetendo come un ossesso a ogni vergogna nerazzurra: “Moratti, e ora i tuoi 60mila abbonati non dicono nulla, eh?”. Basta così. Del resto per “colpa tua” ho simpatizzato anche per Piacenza, Cska Sofia, Torino, quell’Ancona che portasti in A, Siena, Lucchese e Gubbio. Potrei andare avanti per ore, ricordando cosa facesti per farti perdonare a un avversario cui involontariamente rompesti una gamba, o che andavi a letto col pallone come cuscino. Oggi il mondo del calcio è davvero più brutto, oggi non possiamo neanche controbattere che ci sono persone come Gigi Simoni".







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