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Simona Molinari: "Sogno e rido in napoletano. Maradona va giudicato in modo pių ampio"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Simona Molinari: Sogno e rido in napoletano. Maradona va giudicato in modo pių ampio

L'artista Simona Molinari ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di AreaNapoli.it toccando diversi argomenti: dall'amore per Napoli a Diego Armando Maradona.


Simona Molinari è una delle artiste più talentuose della musica italiana. L'album "Petali", uscito nel 2022, le è valso la Targa Tenco come Miglior interprete. Nata a Napoli, ma cresciuta all’Aquila, l'artista ha iniziato a studiare canto all'età di otto anni, per poi concentrarsi dapprima sulla musica leggera e sul jazz e in seguito sulla musica classica, fino a raggiungere il diploma al conservatorio Alfredo Casella dell'Aquila. La redazione di AreaNapoli.it l'ha incontrata a margine di un evento con lo scrittore Cosimo Damiano Damato.

Hai una dizione perfetta, canti in più lingue, riesci a farti capire e apprezzare da tutti. Quanto c'è ancora di napoletano in Simona Molinari?


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"Tutto ciò che non si vede ma si percepisce: mi relaziono in napoletano, scelgo in napoletano, mangio in napoletano, rido in napoletano, penso in napoletano, sogno in napoletano, custodisco e proteggo in napoletano, amo in napoletano, mi arrabbio in napoletano, festeggio in napoletano e soprattutto amo fare branco in napoletano".

A Taranto ti sei recentemente esibita con Cosimo Damiano Damato in un estratto di "Hasta Siempre Maradona y Mercedes". Tu esegui diversi brani della grande artista argentina Mercedes Sosa. Che esperienza è stata per te?

"È una figura che non smetto mai di scoprire, che mi ha ispirato e dato nuovo senso ai miei 'perché'".

Non posso non chiederti di Maradona. Che idea hai dell'ex Pibe de Oro? E cosa rispondi a chi ancora oggi critica il Diego uomo?

"Credo che l’errore sia a monte idolatrare un uomo e non volerne accogliere l’umanità. Credo che alcune esistenze vadano guardate in maniera più ampia, non giudicando i singoli fatti ma raccontando cosa quelle esistenze hanno generato: i cosiddetti frutti". 

Da napoletana, come hai accolto lo scudetto degli azzurri? Pensi che un trionfo del genere possa un volano per una sorta di rivalsa della città?

"In un’epoca come questa, e per quello che il calcio rappresenta per l’Italia, credo sia stata una grande occasione di rivalsa e gioia. Certe vittorie servono agli animi delle persone. Una vittoria porta sempre con sé un carico di speranza. Soprattutto in posti dove la storia ha seminato il disincanto. Sapere di poter vincere per merito e impegno, ti fa venir voglia di “tornare a giocare”. Per questo queste memorie vanno celebrate e custodite, non per la cosa in sé, ma, come dicevo prima, per quello che generano nelle persone, soprattutto nei bambini che hanno bisogno di memoriali da custodire".

Nel corso dello spettacolo c'è un bellissimo omaggio a Pino Daniele. Quanto è stato importante il cantautore partenopeo nella tua formazione?

"Tantissimo, Pino Daniele è casa, mi ha avvicinato al blues e alla musica nera, è stato tra i più grandi cantautori pop a dare dignità alla musica. Lui è riuscito a mettere d’accordo tutti i tipi di ascolto: i cantanti, i cantautori, i musicisti, e soprattutto il popolo. In lui trovo che ci sia tutto: suono, argomenti, emotività, musica…tutto di lui mi ha incuriosito e mi incuriosisce".

Come definiresti la tua musica nonostante tu sia una artista decisamente eclettica?

"È stato sempre molto difficile classificare la mia musica, ma questo forse dipende proprio dal mio essere nomade, come dicevo prima. Ho studiato musica classica, poi pop, poi jazz, poi mi sono appassionata alla world music e al cantautorato. La mia musica segue un po’ le mie passioni mutevoli e i miei percorsi umani. Nella creatività non sono ammessi paletti altrimenti quello che fai smette di essere artistico e diventa business e intrattenimento. Cosa che purtroppo, con i nuovi mezzi di diffusione artistica che hanno bisogno di indicizzarti, sta accadendo. Quindi ti dirò: il termine Jazz è quello che più mi si addice per un solo motivo per il quale prenderò la frase di un celebre film: “quando non sai cos’è, chiamalo Jazz".

Ringraziandoti per il tempo che mi hai dedicato, ti chiedo quali sono i tuoi progetti futuri

 "In autunno ne saprete di più!".

(RIPRODUZIONE RISERVATA)


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Francesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.
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