Simeone: "Voglio restare al Napoli a vita. Sorteggio? Ho un presentimento"

L'attaccante argentino del Napoli ha parlato a Repubblica: "Devo farmi trovare sempre pronto, aspettando il momento in cui io mister avrà bisogno di me".
Giovanni Simeone, attaccante del Napoli, è stato protagonista di una lunga e interessante intervista rilasciata a Repubblica. Tanti i temi trattati dal Cholito. "Voglio restare a Napoli a vita, ma dipenderà da me stesso poiché dovrò essere all'altezza della situazione. Il riscatto del Napoli mi ha reso felice, questo è il mio posto nel mondo. Trionfare qui da argentino è stato davvero speciale. Ho sgomitato nel calcio per un decennio, so come vanno le cose. Mai arrendersi".
Sul sorteggio Champions: "Non mi è ancora capitato di sfidare mio papà in questa competizione. Sento che ci toccherà una squadra spagnola, forse davvero l'Atletico Madrid di mio padre. Se dovessimo incontrarlo, farò di tutto per batterlo".
Sull'obiettivo del Napoli in Champions League: "Si tratta di un torneo molto complicato, va preparato senza porsi un obiettivo iniziale, affrontando ogni partita come fosse una finale. Questo è stato il ragionamento della scorsa stagione e siamo arrivati ai quarti della competizione. Ci avviciniamo alla Champions con lo stesso rispetto e la medesima ambizione".
Sul tatuaggio Champions: "Ho sempre creduto in me stesso, speravo di raggiungere questi livelli. A 13 anni ho chiesto il tatuaggio ai miei genitori, volevo tatuarmi il simbolo della Champions come Eto'o. Ho giocato questa competizione l'anno scorso, ed ho anche segnato un gol al Liverpool. Un nuovo cerchio della mia vita il quale si è chiuso felicemente".
Sulla Serie A: "Abbiamo gli stessi obiettivi della passata stagione, ma stavolta saremo noi la squadra da battere dopo lo scudetto conquistato. Bisognerà dare il massimo, soprattutto perché per il Napoli sarà un campionato molto complicato. Dobbiamo riconfermarci, anche se abbiamo ancora tanta fame".
Sul suo minutaggio: "Devo farmi trovare sempre pronto, aspettando il momento in cui io mister avrà bisogno di me. Non mi sento sminuiti da gregario, ognuno di noi ha il suo ruolo nel gruppo".
Sul soprannome Cholito: "Ormai ho la mia identità, sono entusiasta di essere soprannominato in questo modo dopo circa dieci anni di carriera. Non è stato agevole tuttavia uscire dall'ombra di mio padre, mi sentivo costantemente sotto analisi all'inizio del mio percorso. Poi però ho accettato questo aspetto e sono andato avanti. Alla Fiorentina ero amico di Chiesa, abbiamo confrontato le nostre esperienza simili. Lo scudetto con il Napoli ha rappresentato il frutto dei miei sacrifici negli anni".






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