Silvio Orlando: "Eduardo, Peppino, le donne sui set e il MeToo, Sorrentino, Napoli e il Vomero"
Il noto attore ha svelato i suoi prossimi sogni sul versante professionale. Qualche anno fa parlò anche del rapporto con la sua città.

Silvio Orlando, attore napoletano, svela il suo sogno nel cassetto: "Mi piacerebbe lavorare a una biografia di Eduardo e Peppino De Filippo: Peppino rappresentava il talento puro ed Eduardo l'intelligenza dello scrivere. Quale ruolo vorrei interpretare? Peppino, naturalmente". Orlando si è raccontato al Filming Italy Sardegna Festival dove ha tenuto una masterclass per i ragazzi. "Quando lavoro - ha spiegato - mi metto a servizio della storia. Parto da me, da come sono fatto, cerco nella mia vita quello che mi serve per il personaggio. Questa abitudine, questo aspetto umano è il mio effetto speciale, il mio quid".
E ha aggiunto: "Tecnicamente ora sono un pensionato ho fatto la carriera che avrei voluto. Ora mi sto dedicando ad essere un essere umano più decente".
A proposito di uomini e donne e di rapporti sul set, Orlando sottolinea l'importanza del movimento MeToo. "Ha creato qualcosa di importante. Negli anni Sessanta e Settanta le donne sui set erano prede, selvaggina. Era una cosa più sottile della violenza fisica, una legge non scritta per cui se la donna non stava al gioco diventava quasi un elemento di disturbo di questo meraviglioso mondo cameratesco maschile. Anche io ho avuto i miei sbandamenti, ma ora, i set sono luoghi più vivibili, più tranquilli. Si pensa più al film, poi dopo se scattano le storie d'amore perché no, però il movimento ci ha migliorato".
Qualche anno fa, al quotidiano Il Messaggero raccontò il suo rapporto con Napoli. "È una città tragica - disse a Malcom Pagani - che ha la dannazione di doversi tenere in piedi ogni santo giorno e nella quale ironia e teatralità servono a sopravvivere e a non impazzire. Sono cresciuto al Vomero nello stesso quartiere di Paolo Sorrentino, il luogo in cui l’alta borghesia napoletana andava storicamente in villeggiatura. Il sogno della piccola borghesia era liberarsi delle case fatiscenti del centro storico per avere abitazioni eleganti e impersonali con il marmo nei bagni, nell’assoluto vuoto di relazioni umane di un quartiere venuto su in fretta, al ritmo febbrile dei primi anni 60. In questo esilio forzato e in questa negazione della bellezza in nome della comodità, non avvertire lo sradicamento è difficile".
"Quando parli di Napoli, parli di odori, rumori, volti e voci che nella testa delle persone rappresentano qualcosa di molto preciso. Da quel mondo io ero stato strappato a quattro anni per emigrare in alto, al Vomero, la Collina Fleming della mia città. Un posto in cui sentire di avere delle radici per me è impossibile", concluse Silvio Orlando.
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