Servillo: "Viviano in un'atmosfera di menzogna. Affidiamo i pensiero a delle memorie esterne"

Le parole di Toni Servillo a La Stampa: "Alla base di tutto c'è la volontà di vendere sempre più oggetti. Il pericolo è grave soprattutto per le giovani generazioni".
Toni Servillo, da mercoledì fino al 22 gennaio sarà in scena, a Milano, con "Tre modi per non morire", di Giuseppe Montesano. L'attore ha toccato dibversi temi nella sua intervista a La Stampa. Tra questi anche quello relativo al rapporto con i social: "Viviamo in un’atmosfera di menzogna, in una cultura avvelenata. In una forma di feudalesimo digitale in cui affidiamo i nostri pensieri a delle memorie esterne. Alla base di tutto, naturalmente, c’è la volontà di vendere: sempre più oggetti, sempre di più. Il pericolo è grave soprattutto per le giovani generazioni, i primi lettori ai quali si rivolge Montesano. Ecco, di fronte a tutto questo smarrimento, a questa inquietudine, ho sentito il bisogno di non stare zitto, di fare un passo indietro e di diventare testimone: per mettere in circolazione certi pensieri. Senza abdicare all’atto della recitazione, ma facendo da tramite alle parole di chi, nel passato, la vita è riuscito a reinventarla. L’arte è nutrimento, ne abbiamo bisogno come il pane. Oggi, troppo spesso la cultura è solo informazione o passatempo. Ma non bisogna cedere al pessimismo. E scavare sotto la cenere, perché la brace è ancora accesa".
Cosa pensa della situazione politica italiana e dei tagli che minacciano la cultura nel nostro Paese?
"Non mi va di rispondere a questa domanda perché significherebbe produrre frasi e polemiche che finirebbero digitalizzate. Esattamente quello che detesto".
E allora parliamo, più positivamente, del ritorno del pubblico a teatro dopo la pandemia, e nonostante la crisi
"Certo il cinema ha sofferto di più, e c’entra il feudalesimo digitale di cui le parlavo: durante i lockdown ci siamo abituati a farci arrivare a casa di tutto, anche i film e gli spettacoli. È più difficile, adesso, stanare la gente. Ricordo che da ragazzino gli amici andavo a prenderli suonando al citofono, non si rimaneva nelle case, si stava in giro. Ora le abitudini sono cambiate".






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