Santamaria: "Mi rubarono la bandiera della Roma. La violenza mi ha allontanato dal calcio"

L'attore si è raccontato alla Gazzetta dello Sport: "Me l'aveva cucita mia madre, montata su una canna di bambù. Zeman? Geniale".
Claudio Santamaria, doppiatore, attore di teatro e cinema, ha vinto il David di Donatello nel 2016 con "Lo chiamavano Jeeg Robot". Non ha mai nascosto il suo amore per la Roma: "Mio padre e i miei due fratelli grandi mi hanno instradato. Ma sono un fedele non praticante. Mi piace ancora guardare le partite, ma mi fermo lì. La gara che ricordo con più piacere è l’ultima nell’anno del secondo scudetto, contro il Torino. Ma più per il dopo. La festa in casa e nelle strade, la gente impazzita dalla gioia. Avevo 8 anni, mio madre mi aveva cucito una bandiera a mano messa su una canna di bambù".
"Sono sceso in strada, la bandiera sventolava che era un piacere, ero felice. Me la rubarono due in vespa sotto casa. Un trauma infantile. Purtroppo mi è rimasta in testa anche la finale di Coppa Campioni persa col Liverpool. Ricordo come la comunità fosse entrata in una specie di bolla depressiva. E lì ho capito quanto il calcio fosse importante per la gente. Con mio fratello non ci potevo parlare. Comunque ci furono incidenti. E la violenza, oltre all’episodio della bandiera, mi ha un po’ allontanato dal calcio", ha aggiunto Santamaria.
L'allenatore più geniale: "Il gioco di Zeman era geniale e rivoluzionario, lui sapeva coinvolgere giocatori e tifosi nel progetto, farsi amare dalla gente, e pure a far discutere".






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