Sampdoria, Ferrero: "Facevo il romano, ma soffro con la malafede. Ho sbagliato"

Massimo Ferrero, presidente della Sampdoria, ha rilasciato una intervista in cui si è sfogato sul rapporto coi tifosi, sulle pagine di Repubblica.
Massimo Ferero, presidente della Sampdoria, ha rilasciato una intervista a Repubblica, mettendo in evidenza il controverso rapporto con la tifoseria blucerchiata: "Che voto mi dò? Sei. Ma se sarò bravo a non farmi insultare più, allora il voto diventa 10. Soffro quando c'è prevenzione e malafede. All'inizio ci ho messo del mio, facevo il romano, sdrammatizzavo, sono stato frainteso. Ho detto cambiamo l'inno, è venuto giù il mondo. Potevo stare zitto, ho preferito la sincerità. Ho sbagliato e posso capire gli insulti. Non però a Montecarlo, quando sono con mio figlio. Questa è una ferita. Se mi insultano, mi amano. Peggio l'indifferenza".
Inoltre aggiunge: "Penso che mi meriterei anche un po' di gratitudine: chi si è battuto per eliminare la tessera del tifoso? Chi ha fatto Casa Samp e migliorato Bogliasco? Genova mi ha adottato cercherò di riconquistare tutti. Davanti a Paolo Mantovani e Riccardo Garrone mi levo il cappello. Quando dissi: è conosciuta sino a Chiavari, mi riferivo in quel momento preciso, non prima. C'era un calo mediatico e volevo riportarla in copertina e sui giornali stranieri. Ma non mi sognerei mai di denigrare i successi del passato. Li celebro e parlo di epoca purtroppo irripetibile. D'altra parte farei torto a me stesso: è per questa grande storia che io sono qua".







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