Sacchi: "Berlusconi non voleva Ancelotti, io gli dissi queste parole"
L'ex commissario tecnico della nazionale italiana, Arrigo Sacchi, si è proiettato alla sfida di Champions League tra il Real Madrid e il Manchester City.

Arrigo Sacchi, sulle colonne della testata giornalistica Sport Week, commenta quella che sarà la sfida tra il Real Madrid e il Manchester City che vedrà protagonisti Carlo Ancelotti e Pep Guardiola: "Sarà una sfida bellissima, questo mi sento di garantirlo. Perché sia il Real, sia il City, sono squadre che onorano il calcio, cercano il bel gioco, vogliono vincere imponendo il loro stile. E queste qualità sono sinonimo di emozioni, di passione, di quello che la gente vuole vedere. E probabilmente, qui mi sbilancio un po’, non saranno partite per cuori deboli. Nel senso che il risultato non è scontato, che ci si può sempre aspettare una grande giocata, una magnifica azione corale, qualcosa insomma che scompagini i piani e renda tutto imprevedibile. In campo ci sono fuoriclasse assoluti, non dobbiamo dimenticarlo. E ci sono due squadre che fanno del collettivo il primo principio della loro esistenza".
"Carletto l’ho avuto da calciatore, Berlusconi non voleva prenderlo perché aveva un deficit al ginocchio. Io lo convinsi e gli dissi: 'Presidente, se me lo acquista, le prometto che vinceremo lo scudetto'. Sono stato di parola. Ancelotti, di quel Milan, è stato un interprete straordinario. Dal punto di vista tecnico e, soprattutto, dal punto di vista umano".
Ci sono ovviamente tanti ricordi, anche personali
"Carletto era di un’umiltà commovente. Lui era già nel giro della Nazionale, ma quando Berlusconi mi disse che non era contento di come stava giocando, e io ero d’accordo con il presidente, si mise a disposizione per fare degli allenamenti supplementari. Veniva a Milanello in anticipo e lavorava con i ragazzi della Primavera, ascoltava quello che gli spiegavo e s’impegnava come un dannato per riuscire a migliorare. Ha una volontà di ferro, Carletto. E poi, diciamo la verità, è una di quelle persone alle quali è impossibile non volere bene. Lo guardi negli occhi e ti trasmette simpatia, tranquillità, pace. Oh, ma lo sapete che è riuscito persino a far mantenere la calma a un orso? Eh sì, una volta che si trovava in Canada in vacanza, durante un’escursione, gli è capitato di dover fronteggiare un orso. Mi ha detto che lui non ha fatto una piega, e neanche l’orso… Si saranno intesi secondo un codice segreto, non so… Se fosse capitato a me, mamma mia…".
Ma soprattutto una grande stima
"Il calcio non ha segreti per lui. Ha vinto dovunque, in Italia, in Inghilterra, in Francia, in Germania, in Spagna. Non ho mai sentito un calciatore che si lamentasse di lui. E a Madrid, adesso, lo adorano. Guardate che non è mica facile restare tanto a lungo in un club come il Real: lui ha saputo farsi apprezzare perché è un grande allenatore, perché ha portato successi e, soprattutto, perché è una bravissima persona".
Con Guardiola invece è stato sempre un rapporto a distanza
"Pep è un visionario. Intende il calcio come spettacolo, studia per regalare emozioni alla gente. Il suo Barcellona ha fatto scuola: aveva dei campioni straordinari, d’accordo, ma aveva anche un grandissimo gioco che tutti hanno provato a imitare. Lui è uno di quegli allenatori che lascerà un segno nella storia del calcio. È un maestro, come pure Carletto. Però, rispetto ad Ancelotti, è più scientifico, pensa al pallone 24 ore al giorno, non stacca mai".
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