Sacchi avverte: "L'Italia non ha mai avuto una scuola. Spalletti può fare solo una cosa"
In un'intervista l'ex ct Arrigo Sacchi ha parlato delle aspettative sulla Nazionale di Spalletti in vista degli Europei.

Intervistato in esclusiva da La Gazzetta dello Sport, Arrigo Sacchi ha commentato così le convocazioni dell'Italia: "Spalletti ha scelto i suoi 26 ragazzi e mi auguro che siano tutti affidabili, pronti a dare l’anima in nome del collettivo e disponibili ad ascoltare e a mettere in pratica la lezione del commissario tecnico. Abbiamo poco tempo da dedicare alla preparazione e partiamo con un handicap non da poco: l’Italia non ha mai avuto una scuola, uno stile. Ciò significa che Spalletti deve inculcare nei suoi giocatori i principi nei quali crede da sempre e fare in modo che tutti lo seguano".
"Le squadre di club non hanno certo abituato i nostri ragazzi al tipo di calcio che insegna l’allenatore azzurro. Lui vuole che i calciatori siano sempre molto vicini tra di loro, che la squadra sia un blocco unito, compatto, corto. In questo modo si può pensare di giocare in undici, a patto che ci siano le giuste tempistiche di pressing e le corrette distanze tra i reparti. L’Italia, nelle intenzioni di Spalletti, dovrebbe muoversi come una fisarmonica, essere in grado di aggredire l’avversario in zona avanzata e di non lasciare spazi per le ripartenze. Il lavoro è piuttosto complicato, ma io ho fiducia perché Luciano è un bravissimo allenatore che ha una chiara visione e sa trasmettere al gruppo i suoi valori" ha sottolineato Sacchi.
Poi sugli elementi chiavi della Nazionale: "Barella, tanto per fare un nome, può essere un elemento molto importante: è un centrocampista che s’inserisce, che corre, che conosce i tempi di gioco. Anche Pellegrini, che conosco bene, è uno che può dare un notevole contributo. Adesso è forse un po’ stanco perché la stagione con la Roma è stata sfiancante, ma sono convinto che recupererà le forze in tempo per il debutto contro l’Albania".
Conclusione di Sacchi con una convinzione: "Una cosa, invece, mi preme sottolineare. Non mettiamo pressione ai ragazzi di Spalletti, non chiediamo loro la luna. Caricarli di troppe responsabilità è controproducente. Sento dire: Scamacca deve mettersi la squadra sulle spalle. Ma che sciocchezze: Scamacca, se Spalletti lo riterrà opportuno, deve giocare pensando di fare ciò che gli dice l’allenatore. Niente di più e niente di meno. Senza avere l’incubo di non essere all’altezza della situazione. La leggerezza, per questi calciatori, può essere un valore importante e i tifosi e i mass-media devono aiutare il gruppo azzurro a raggiungere questa serenità".








Napoli, Rafa Marin torna? C’è un segnale chiaro
Napoli, Lobotka blocca il gioco? Serve Gilmour?
Mafrica: "Il Napoli punta il nuovo Mertens. Si a Cesar Inga"
"1 agosto 1926", coro e testo
"Sono napoletano", coro e testo
Guarda tutti i video pubblicati su AreaNapoli.it
