Rossi: "Ho sottovalutato i sintomi dell'infarto, state attenti: le gambe non giravano e..."
"Ho iniziato a sentire che le gambe non giravano, mi mancava l'aria", ha spiegato il campione olimpico di canoa.

"Non avrei mai immaginato, da sportivo e a soli 52 anni, di dover affrontare un attacco di cuore. Come atleta, ho sempre creduto che il mio cuore fosse in perfetta forma eppure, in quel momento, ho realizzato la sottile differenza che esiste tra un 'Quore' e un 'Cuore'". Sono le parole di Antonio Rossi, il campione olimpico di canoa, che ha superato un infarto, imparando a gestire il rischio di un secondo attacco. È lui il testimonial della campagna lanciata da Novartis per la prevenzione del rischio cardiovascolare, presentata al Policlinico di Milano. "Dal punto di vista della salute del cuore, in passato sono stato 'un campione di errori'. Ora - spiega Rossi - ho capito quanto sia importante, non solo allenare il corpo, ma anche prendere tutte le terapie e controllare con costanza i valori di colesterolo".
Il 18 luglio 2021, Rossi è stato colto da un infarto durante la Gran Fondo Pinarello a Conegliano. "Alcuni giorni prima - racconta - avevo fatto una traversata di tre chilometri a nuoto ed ero arrivato molto affaticato, è stato un primo segnale che non ho ascoltato. Una settimana dopo, mentre facevo una gara di bici vicino Treviso, ho sentito un malore dopo aver bevuto acqua: credevo fosse una congestione non pensavo al cuore; poi il formicolio al braccio sinistro, ma pensai che in bici può capitare. Dopo pochi metri - ricorda - ho iniziato a sentire che le gambe non giravano, mi mancava l'aria. Ma mi scocciava dire che mi stavo ritirando dalla gara. Quindi, da incosciente, ho aspettato un paio di ore prima di chiamare l'ambulanza: quando è arrivata mi hanno detto che avevo un infarto in corso. Sono stato operato il giorno dopo al Sant'Anna di Como".
Da lì è iniziata quella che lui chiama la sua seconda vita. "Prima mi sentivo invincibile. Dopo ho iniziato ad avere paura di non poter più fare sport, quindi ho diminuito gli allenamenti, aumentato la sedentarietà. Quando sono andato a misurare il colesterolo, era altissimo, così ho scoperto di avere una predisposizione ereditaria. I medici mi hanno insegnato a seguire le terapie e monitorando i livelli di colesterolo per prevenire un secondo attacco. Sono controlli facili ma spesso sottovalutati, che ho raccomandato ai miei fratelli di fare, visto che condividiamo il profilo genetico. Poi ho ricominciato ad allenarmi e a mangiare sano, riducendo i grassi saturi".
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