Rizzo: "Ho amato donne bellissime, mi hanno lasciato. Sorrentino, Totò, Pasolini, Napoli e..."
Giacomo Rizzo, attore, ha ricordato alcuni dei grandissimi artisti con i quali ha lavorato nel corso della sua carriera.

Giacomo Rizzo, attore napoletano, 85 anni, ha vinto il premio alla carriera al PulcinellaFilmFest, e ai microfoni del Corriere della Sera si racconta: "Vecchio io? Macché! Anagraficamente lo sarei, ma non penso di diventarlo davvero prima di una ventina di anni. Ho conosciuto Totò, in un paio di occasioni. Ho anche fatto un piccolissimo ruolo in “Operazione San Gennaro” proprio per poterlo vedere all’opera sul set. Dopo venne Nino Manfredi che mi volle in “Pane e cioccolato”. Avevo debuttato nel ’47 con Mario Merola, nella sceneggiata. Un’esperienza formativa".
Su Pasolini: "Lo conobbi in Galleria, luogo dove noi attori ci ritrovavamo, seppi che Pasolini faceva provini al Jolly Hotel e mi precipitai. Così lo conobbi ma ci tenni a precisare che non mi sarei mai spogliato per esigenze sceniche, avevo vergogna… ma lui rise e mi disse che non ce n’era bisogno e mi prese per il Decameron. Pasolini sul set era molto forte e deciso, robusto anche fisicamente, gli piaceva giocare a pallone e a volte si allontanava dalla sala di doppiaggio per andare a scambiare quattro calci con dei ragazzi, lì parlava romanaccio, si scazzottava… diventammo amici, è stato un essere umano di grandissimo spessore".
Su Sorrentino e il film "L'amico di famiglia": "Sì, un grande successo anche a Cannes. Sorrentino è un genio straordinario ma non ha un bel carattere. Dal film in poi non mi ha mai più parlato, gli avrò fatto 40-50 telefonate. Ma niente, non mi ha mai risposto. Eppure tutti mi hanno osannato per quel ruolo".
Sui suoi amori: "Quattro donne importanti, tutte bellissime, e tutte mi hanno lasciato. Perché per la donna l’amore a un certo punto finisce, invece per me non finisce mai, non so disinnamorarmi. Comunque sono rimasto in ottimi rapporti e mi hanno dato le mie splendide figlie, quindi ora ho deciso, non voglio innamorarmi più!".
Su Napoli: "Rischia di non rimanere più nulla. Nessuno sa più scrivere il napoletano e a volte nemmeno pronunciarlo. Ho paura che a breve non si potranno più recitare né Eduardo né Viviani. Sui social girano versioni orribili del napoletano, che è una lingua vera e propria. Io sogno una scuola attoriale e mi propongo come maestro. E vorrei vedere in scena e sui set veri attori, non persone prese dalla strada. Quello dell’attore è un mestiere importante, si impara e non si improvvisa. Con tante serie ambientate a Napoli, quello della formazione attoriale è un lavoro che andrebbe fatto sul serio".
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