Renato Zero: "Troppa superficialità, non c'è interesse verso la gente indifesa"

L'artista romano è uno dei cantanti più amati di sempre in Italia. Renato Zero ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni del quotidiano La Repubblica.
Renato Zero è uno dei pochi artisti in grado di mettere d'accordo un po' tutti. Idolo per i romani (anche perché si è dichiarato da sempre tifoso della Roma), è molto apprezzato anche dai napoletani per avere parlato spesso bene del capoluogo campano. L'artista ha rilasciato alcune dichiarazioni nel corso di una intervista al quotidiano La Repubblica: "Il bullismo è ancora pericoloso. Ma il rischio chiama all’appello le istituzioni. Il manganello non deve essere usato impropriamente, per sedare una certa irruenza servono esempi, qualcuno che indichi la via: un politico, un amministratore comunale, un docente. Vedo grande superficialità, non c’è interesse verso le minoranze e la gente indifesa. Invece i ricchi trovano sempre il modo di non correre rischi".
Che rapporto ha con il potere?
"Il potere equivale alla solitudine. Va dato in quantità ragionevole. La cultura è potere, se la cultura diventa opinabile, gli squilibri appaiono evidenti. Se non avessi presenza non salirei sul palco, un artista depresso è un cattivo esempio e fa danni".
Ha detto che la fede 'disturba chi non ce l'ha'. Lei crede?
"Sono stato allevato dalle suore del Sacro Cuore, abitavamo a Roma a via Ripetta, all’epoca la direttrice offrì a papà due banchi per me e per la mia sorella minore, eravamo cinque figli. Avevo tre zii sacerdoti, mi hanno trasmesso la curiosità e il rispetto verso Dio e la fede. L’ho abbracciata. La gente è stata educata con l’idea: 'Si va all’inferno'. Ma se c’è la buona fede il peccato cambia strada. Il peccato è di chi lo ritiene possibile".








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