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Renato Zero da brividi: "Amo i napoletani perché hanno firmato un patto con la vita"

Renato Zero, uno dei cantanti italiani più amati di sempre, si è raccontato in una lunga intervista al Corriere della Sera.


RedazioneRedazioneTestata giornalistica

30/06/2022 09:58 - Interviste
Renato Zero da brividi: Amo i napoletani perché hanno firmato un patto con la vita
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Emozionante e lunga intervista di Renato Zero al Corriere della Sera. Il cantante romano ha raccontato alcuni episodi della sua vita. Vi proponiamo alcune delle sue dichiarazioni. La sua infanzia: "Quando ero piccolo abitavamo nel centro storico, via Ripetta. In casa tre zii scapoli, mia nonna Renata, le mie tre sorelle, mio padre, mia madre, io, il nostro pastore tedesco femmina che mi portava a spasso. Non era un appartamento grande ma c’eravamo accampati bene. D’inverno ci si faceva caldo uno con l’altro. Respiravamo Romanella sua entità più profonda. Non avevamo il bagno in casa, ma sul ballatoio. E i signori che avevano messo gli occhi su questa Roma dalle grandi prospettive edilizie dissero a tutte le famiglie come la nostra: “Se andate in periferia c’avete pure il servizio dentro casa”. Appena ci siamo mossi hanno ristrutturato gli appartamenti del centro mettendoci otto bagni… a noi ne sarebbe bastato uno. Ma abbiamo lasciato una matrigna e abbiamo trovato una madre, la borgata".

Nel 1973 fu la volta del suo album di esordio: «No! Mamma, no!». Con trucco e lustrini si scagliava contro conformismo e aborto. "Quel disco annunciava che sarei stato uno dalle mille facce. La maschera era un elemento di greci e latini, la preferivano alla diplomazia, al falso istituzionale, perché dava vita a un gioco in cui si può mettere alla prova l’intuito. Quando vedo uno che non riesco a decifrare mi viene voglia di guardargli dentro per capirlo. Io dell’apparenza sono stato vittima ogni volta che mi volevano affibbiare un’etichetta solo perché guardavano la confezione".

"Il bisogno fa l’uomo ladro. Quando hai fame, di qualsiasi cosa, ti fai lucertola, pachiderma, scimmia. Amo i napoletani perché hanno firmato un patto con la vita: non sono gelatinosi, statici. Dovessi presentare un italiano all’estero manderei un napoletano".


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