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Porzio: "Superai un provino col Napoli. Insigne via: decisione di ADL. Vorrei giocare con Spalletti"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Porzio: Superai un provino col Napoli. Insigne via: decisione di ADL. Vorrei giocare con Spalletti

L'ex pallanuotista italiano, Franco Porzio, ha rilasciato alcune dichiarazioni ad AreaNapoli.it, soffermandosi anche su Lorenzo Insigne.


Franco Porzio è una eccellenza tutta napoletana famosa in tutto il mondo. Ha vinto scudetti e Coppe dei Campioni, medaglie d’oro olimpiche, mondiali ed europee. Ma è rimasto una persona fondamentalmente umile. Dopo avere terminato la propria carriera da giocatore, si è cimentato in una nuova sfida forse ancora più significativa spendendo ogni sua energia nel sociale. Ha costruito Acquachiara, modello di gestione sportiva con un’identità forte che ha poi esportato in diverse altre strutture. Perché le medaglie saranno anche importanti, ma "la vittoria più bella è al Frullone, periferia Nord di Napoli. Lì ho creato un qualcosa di davvero bello, Acquachiara appunto (Chiara è il nome della figlia, ndr)". Franco Porzio ha concesso una intervista esclusiva ad AreaNapoli.it e Rete Smash in occasione di "Incontro con...", programma ideato da Francesco Manno e condotto da Antonio Baldassarre in collaborazione con Monica Pignataro.

La piscina è arrivata dopo, è vero che sognava di fare il calciatore?


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"Assolutamente sì. Quando ero piccolo, il calcio mi piaceva di più, avevo fatto un provino col Napoli. Ricordo che all'epoca c'era Sormani, mi avevano preso. Mino Cacace, il mio primo allenatore, e mio padre, avevano però altre idee. Sono rimasto in piscina e devo dire che non rimpiango nulla alla luce anche di tutto quello che mi è capitato dopo. Trascorrevo ore ed ore in acqua, a 15 anni ho debuttato in Serie A con il Posillipo e a 17 ero già in Nazionale. Devo ringraziare la mia famiglia per i tanti sacrifici fatti sia per me che per mio fratello".

La pallanuoto ha trovato il suo Maradona, ma forse il mondo del calcio ha perso un potenziale campione. In quale ruolo giocava?

"Io sono sempre stato un attaccante, mi sono sentito un centravanti sin da piccolo. Sognavo di realizzare i goal decisivi, essere indispensabile per la mia squadra. Le confesso però che oggi mi sento più un centrocampista, uno che organizza il gioco. Facendo un paragone con un grande del passato direi Totonno Iuliano, indimenticabile campione degli azzurri".

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"Io credo che la decisione sia stata presa dalla società. Il club non lo ha voluto tenere. Il presidente è quello che decide. Ma in tutta sincerità non condivido non solo la scelta, ma anche l'atteggiamento del patron. Per come la vedo io un presidente, con tutti i problemi che ci possono essere, deve essere più un padre che un padrone. E mi lasci dire un'altra cosa su De Laurentiis".

Prego

"Da tifoso do atto a De Laurentiis di avere fatto molto bene considerando dove stavamo prima. Il Napoli è un club con i conti a posto, è risalito dalla C alla A disputando anche diverse Champions League. Ma dico anche che il presidente non ha fatto il salto di qualità. A volta bastava poco, magari cinque, dieci milioni per acquistare i calciatori giusti per fare l'ultimo step, quello decisivo. D'altronde il rapporto tra la gente e il massimo dirigente degli azzurri non è dei migliori, c'è un cima di contestazione in città. C'è da dire che uno scudetto lo avevamo anche vinto con Maurizio Sarri, ma qualcuno non ci ha impedito di alzare al cielo un trofeo che avremmo meritato".

A proposito di scudetto, questo potrebbe essere l'anno buono?

"Da tifoso del Napoli ci spero. Ma per vincere la compagine di Luciano Spalletti deve vincere le otto gare che mancano al termine del campionato, a cominciare da quella contro l'Atalanta di domenica.  Sono contento di quanto ho fatto nella mia carriera, mi sento 'pieno', orgoglioso dei miei successi. Ma in questo momento vorrei essere un calciatore del Napoli, essere alle dipendenze di Spalletti. Questo è un momento per gli uomini veri. Io sono una persona umile, ma mi si conceda un po' di presunzione: proprio in queste situazioni mi sentivo nel mio terreno, a mio agio. Più le cose erano complicate, più mi esaltavo. Questo è quello che mi manca dello sport: l'ultimo secondo, il momento decisivo, quello topico. La differenza, soprattutto a certi livelli, sta nella testa".

 (C) RIPRODUZIONE RISERVATA


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Francesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.
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