Pogba: "United? Avevo buchi nel cuoio capelluto per la depressione. Volevo lasciare la Juve"
"Non ho capito perché mi hanno dato la pena massima, non avevano davvero ascoltato nulla di quello che avevo detto loro", ha spiegato il francese.

Paul Pogba, ex centrocampista della Juventus, è stato intervistato da GQ France. Il classe 1993, dopo la squalifica per doping dell'estate 2023, spera di tornare in campo quanto prima. Ecco alcuni passaggi delle sue dichiarazioni: "Prima di tutto, non vedo l'ora di giocare. E' passato così tanto tempo e non avrei mai immaginato di ritrovarmi libero in questo periodo della stagione. Non ho mai vissuto un trasferimento del genere".
Ed ha aggiunto: "Oggi ci sono proposte. Arrivano da ogni dove. Anche dall'Europa. Voglio vedere cosa mi si addice di più. Perché sono in un periodo cruciale della mia vita e della mia carriera. È una decisione che prenderò dopo aver soppesato tutto. Queste prove mi hanno dato una determinazione in più. Mi sento come un bambino che vuole diventare un professionista. Sono tornato ad essere il piccolo Paul Pogba di Roissy-en-Brie, che lascerà il segno".
Un ricordo della prima avventura alla Juventus dal 2012 al 2016: "Quando sono arrivato in Italia, mi chiamavano Balotelli. Avevo già il mohawk, le tinte, i balli celebrativi, ma anche i movimenti tecnici e tutto ciò che ne consegue. È la mia personalità, ho imparato il calcio così, per strada. In quella squadra, c'era spazio per esprimermi in modo diverso. Manchester United? Sono caduto in depressione senza nemmeno rendermene conto. Nessuno ci insegna cosa sia la depressione. Finché non ho iniziato ad avere buchi nel cuoio capelluto. Non capivo cosa fosse. Mi hanno detto che era stress".
Dalle pagine di GQ France, Paul Pogba parla anche degli ultimi tempi alla Juventus e della squalifica: "Se ci avessi messo quattro anni, avrei smesso di giocare a calcio. Non volevo dirlo pubblicamente, ma è quello che pensavo. Non ho capito perché mi hanno dato la pena massima, non avevano davvero ascoltato nulla di quello che avevo detto loro. Tempi duri? Prendevo la palla e giocavo da solo fuori. Mi arrangiavo con quello che avevo. Ma non volevo restare a Torino. La mattina portavo i miei figli a scuola, ed era proprio accanto al campo di allenamento, che sofferenza".
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