Pino Daniele, il figlio: "Era ipovedente. Scrisse una canzone su Sophia Loren. Troisi..."

Il figlio Alessandro al Venerdì: "Un giorno mi disse: 'M'ha rutto 'o c*** 'stu Pino Daniele'. Aveva bisogno di normalità. Troisi lo faceva rideva fino alle lacrime".
Alessandro, primogenito di Pino Daniele, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Repubblica: "Il mondo e l’ambiente in cui papà ha vissuto hanno influenzato la sua arte. Nonostante la situazione economica difficile e un padre violento, papà ha sempre cercato attraverso la musica di costruire rapporti, relazioni. Molti non sanno che era ipovedente. Incontrandolo notavano che si metteva di traverso per guardare le persone. Si chiedevano: ma mi guarda di traverso perché è schizzinoso? Invece aveva dei tagli nel campo visivo e per guardarti in faccia si doveva mettere di traverso. Ma non è un dettaglio fine a se stesso. Non è gossip: un fatto della vita privata spiattellato lì. Lo racconto per dire che non bisogna mai fermarsi davanti alle difficoltà. Papà non l’ha mai fatto".
Agli inizi degli anni 90 i medici gli dissero che non avrebbe più potuto suonare: "Era stato operato al cuore. Riuscì a far cambiare quella perizia: 'Preferisco morire sul palco che morire a casa', diceva. Riprese ad allenarsi e a fare una vita più sana".
Nell’ottobre 2014, Pino Daniele gli disse: "M’ha rutto 'o c*** 'stu Pino Daniele". Alessandro commenta così: "Stavamo preparando l’ultimo tour. Aveva una ossessione: 'Voglio fare una vita normale'. Ma non era possibile. All’improvviso diceva: 'Vado al centro commerciale per prendere una tuta'. Aveva bisogno di normalità. Alcuni non gli permettevano di fare quello che voleva. Quel giorno mi disse una frase che porto nel cuore: 'Sono orgoglioso di te. Solo tu e tua madre avete capito chi è Pino Daniele'".
Sul rapporto con i fan: "Alcuni di loro non volevano il cambiamento, non accettavano la sua ricerca. 'Ah tu non sei più Nero a Metà!', gli dicevano. 'E grazie… sono passati trent’anni'. Il fan più accanito ti vuole sempre in quel modo lì".
La ricerca. Studiava molto? "Suonava sempre. A letto, poi passava nel salotto. Poi andava in studio con l’elettrica. Era libero da tutti in quei momenti. Dagli occhi della gente e dalle orecchie dai discografici. Ritornava a fare lo scat con la voce".
Tante le canzoni mai pubblicate o registrate: "C’era una canzone che papà aveva scritto per Sophia Loren. Non l’ha mai neanche registrata su cassetta. Ricordo la melodia a perfezione. Ecco: le canzoni che più mi emozionano oggi sono quelle che non sono ancora uscite. Ce ne sono tantissime. Papà ne lasciava fuori alcune ad ogni disco".
Quando Pino rideva di gusto? "Mi raccontava di Troisi ridendo fino alle lacrime. Un giorno Massimo, per sottrarsi a un impegno o a una relazione, chissà, lo chiama in studio: 'Pino, mo’ vengo da te con la valigia. La fai pure tu. Dobbiamo far finta di partire…'".






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