Pastorin: "Il più grande calciatore di sempre e per sempre, poesia pura"
Darwin Pastorin ha seguito il Mondiale del 1982 da inviato per Tuttosport, nel corso della sua carriera non ha mai nascosto la passione per il più grande calciatore di tutti.

Il giornalista e scrittore Darwin Pastorin, attraverso un'intervista rilasciata a calcioquotidiano.it, parlò del Mondiale del 1982 vinto dall'Italia: "Fui inviato dal direttore di “Tuttosport” Baretti a seguire il “mio” Brasile a Siviglia. Rimasi subito incantato da Zico e soci, capaci di approdare con imbarazzante facilità alla fase successiva del Mondiale. Era, quello della squadra di Santana, un calcio meraviglioso di cui mi innamorai subito; i verdeoro regolarono anche l’Argentina di Maradona ma non avevano fatto i conti con l’Italia, che quell’ormai celeberrimo 5 luglio al Sarrià di Barcellona riscrisse la storia trascinata da un sontuoso Pablito. Fu un pomeriggio strano per me, fui travolto da mille emozioni, io col cuore diviso a metà tra Italia e Brasile (come spiega mirabilmente Piero Trellini nel suo bellissimo “La Partita”), con mia madre che alla vigilia mi chiamò da Torino esortandomi scherzosamente (ma non troppo…) a tifare azzurri”.
Sulla notte di Madrid: "Altri ricordi bellissimi, eravamo tutti emozionatissimi in tribuna stampa; tra i tanti momenti straordinari di quella notte, spicca su tutti il mio abbraccio con Claudio Gentile sulla scalinata che conduceva alla premiazione degli azzurri da parte del re Juan Carlos: l’Italia si era appena laureata campione del Mondo e io ero lì, per il mio primo Mondiale, inviato di “Tuttosport”, a raccontare quella fantastica impresa”.
Su Diego Armando Maradona, che oggi avrebbe compiuto 64 anni: “Lui è il calcio. Il più grande di sempre e per sempre, un giocatore fantastico, era uno spettacolo vederlo anche in allenamento. Sono nato in Brasile, potrei preferirgli l’immenso Pelè, ma Diego è stato Diego, ha incarnato l’essenza del football inteso come divertimento, poesia pura, classe cristallina. Maradona era capace di illuminare con un solo tocco d’autore la sfida: il più grande di tutti. Peccato per quella fine in solitudine, ma io voglio ricordarlo per le prodezze che ci regalava in campo: appena la palla finiva tra i suoi piedi iniziava la poesia del calcio”.
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