Pastore: "Va detta la verità sul Napoli e su quanto accaduto tra Spalletti e De Laurentiis"

Rosario Pastore, giornalista, ha analizzato il momento del Napoli alla luce delle ultime dichiarazioni di De Laurentiis e Spalletti.
Rosario Pastore, giornalista, in passato prima firma de La Gazzetta dello Sport, ha commentato il momento del Napoli attraverso i propri canali social. Queste le sue parole: "Ammettiamolo: quel Napoli stratosferico, quello squadrone che aveva esaltato innanzitutto la propria tifoseria e poi conquistato il calcio a livello mondiale, era un po' sparito nei tempi più recenti. Al punto che temevamo di non rivederlo più, almeno in questo campionato. E invece no. La verità è che contro un'Inter che, pensate un po', ad Istanbul si opporrà al Manchester City per la conquista della Champions, l'abbiamo rivisto in tutto il suo splendore. Una superiorità indiscussa, che solo l'avversario poteva giustificare con l'espulsione di Gagliardini; una prestazione talmente impeccabile che è apparsa addirittura imbarazzante per l'avversario; una disinvoltura nel superare senza problemi il supercatenaccio che Inzaghi aveva cercato di contrapporre, nella speranza di uscire indenne dal Maradona: tutto questo ha nuovamente reso felice il popolo azzurro. Che ieri, sugli schermi tv, ha visto e rivisto quella prodezza di Anguissa e la bella rete di Gaetano".
"E si è esaltato - ha aggiunto - per il gol-capolavoro del capitano, un gol che meriterà di essere messo in testa alla lista dei più spettacolari dell'intera stagione. Fin qui le note positive, positivissime dell'appuntamento di ieri. Seguite, ahimé, da quei fatti che ne hanno guastato la bellezza. E sono almeno due, i più importanti. Comincio da quello visto in campo, l'arbitraggio mediocre, indisponente, quasi offensivo del signor Milanesi. Quando, insieme col sindaco Della Ragione ed al collega Mauro Cucco, è stato presentata a Bacoli l'ultima fatica di Maurizio de Giovanni, "Sorelle", parlando del Napoli di cui il Maestro è appassionato tifoso, ricorsi ad un paragone".
"Dissi che il Napoli aveva vinto il suo terzo scudetto anche perché, come la nuova segretaria del PD, non ci si era accorti del suo arrivo se non quando era ormai troppo tardi e non c'era più modo di correre ai ripari. Mi spiego: la incredibile superiorità degli azzurri era stata accolta prima con curiosità, poi con interesse. E quando è subentrata la preoccupazione, le cosiddette avversarie, di fronte ad un vantaggio che era diventato incolmabile, non erano state più in grado di opporsi con le armi consuete".
"Quelle, per dirne una, che condannarono il Napoli, che aveva conquistato ben 91 punti, di arrivare solo secondo, grazie anche ad alcuni "fatterelli" che ne avevano condizionato il cammino. Amici, ho l'impressione che la direzione di gara di Napoli-Inter sia solo un "assaggio" di quello che potrebbe accadere l'anno prossimo, quando, appunto, chi sappiamo potrà correre ai ripari fin da subito. No, non è un incitamento a reazioni forti: sarà sufficiente che gli abitraggi siano semplicemente corretti ed equilibrati. Ma veniamo ad altre preoccupazioni, quelle societarie. A quelle parole di Spalletti che sono apparse un addio".
"Dopo uno scudetto vinto, dopo essere arrivati agli ottavi di Champions, dopo i complimenti pervenuti anche da autorevolissimi personaggi come Pep Guardiola, ecco che ci risiamo. Ci risiamo con le incertezze, con i misteri, con un futuro problematico. Il lupo perde il pelo, con quello che segue. Stiamo rivivendo le stesse brutte sensazioni già provate all'indomani del divorzio da Sarri, quando qualcosa di strano determinò quella separazione. Perché qualcuno non riesce a comprendere che i grandi risultati non dipendono mai da uno solo, ma solo dalla collaborazione di varie componenti? Quest'anno, presidente, allenatore, dirigenza tecnica e squadra avevano lavorato per raggiungere lo stesso obiettivo. Poi, una delle parti ha creduto di essere stata la sola vincente ed ha agito di conseguenza".
"Le decisioni di non telefonare a Udine nel dopopartita della conquista matematica del titolo; di inviare una Pec per far valere l'impegno di un'opzione di Spalletti per il terzo anno, senza parlarne prima con l'interessato, come avrebbe voluto il semplice buonsenso, se non un corretto saper vivere; di non trovare ancora il tempo per una franca discussione, prima di inseguire ulteriori prebende con l'organizzazione tv della festa del 4 giugno, sono elementi che danno da pensare. In tutto questo, il convitato di marmo sembra essere diventato la tifoseria, che sta assistendo sbigottita a questa ennesima sceneggiata".
"Quella tifoseria che è la prima proprietaria del Napoli, quella che, insieme con gli appannaggi televisivi, arrivati anche con gli abbonamenti (Sky, Dazn, Amazon), mette a disposizione il suo denaro per portare avanti il bancariello. Tifoseria che ieri ha visto la corsa sfrenata e l'abbraccio di Di Lorenzo a Spalletti subito dopo il gol: una testimonianza concreta di quello che pensa il capitano, e certamente la squadra intera, a proposito della situazione. Che dire? A fine stagione, ci resterà qualcosa di questa esaltante avventura o assisteremo al consueto smantellamento e successiva ricostruzione? Facciamo gli scongiuri, ragazzi. E aspettiamo", ha concluso Pastore.








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