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Pastore: "Andai a casa di Berlusconi e lo intervistai. Poi Cannavò decise di..."


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Pubblicato nella sezione Interviste
Pastore: Andai a casa di Berlusconi e lo intervistai. Poi Cannavò decise di...
© foto di Image Photo Agency

Rosario Pastore, giornalista, ha raccontato un episodio accaduto tanti anni fa quando fu incaricato di intervistare Silvio Berlusconi.


Silvio Berlusconi è morto all'età di 86 anni e Rosario Pastore, giornalista, in passato prima firma de La Gazzetta dello Sport, ha raccontato un aneddoto. Queste le sue parole: "Ho un po' di pudore a raccontare questo episodio. Temo che qualcuno possa dubitare la sua veridicità. Ma questa cosa l'ho vissuta e mi piace condividerla con i miei amici. Il fatto risale a molti anni fa, quando ero ancora a Milano. Da tempo seguivo il rapporto sportivo che il presidente Mediaset aveva voluto instaurare col mondo del calcio. Il colpaccio era stato il "Mundialito per squadre di club", una intuizione geniale, ovvero un torneo riservato a squadre che avevano vinto l'Intercontinentale. Che era, per chi non lo rammentasse, il confronto fra la formazione che aveva vinto la Coppa dei Campioni e quella che aveva trionfato nel torneo "Coppa des Libertadores", ovvero la coppa dei campioni del Sud America. In quel periodo, non esisteva ancora la possibilità, per le tv private, del collegamento  in diretta nazionale ma solo regionale. Però Silvio Berlusconi aveva superato il divieto con una formidabile idea: il riversamento delle immagini in diretta fra una serie di tv private italiane, che avrebbero trasmesso la gare "girando" le immagini da una Regione all'altra, in una specie di catena di Sant'Antonio, in modo che tutta l'Italia, in pratica, potesse seguire dal vivo l'avvenimento. Palumbo mi aveva incaricato di seguire la conferenza stampa, nella sede di Canale 5 a Milano".

Poi ha aggiunto: "Fu allora che conobbi per la prima volta il Cavaliere. Il "Mundialito per squadre di club" fu un successo, forse proprio in quei giorni Berlusconi cominciò a ideare la sua scalata al Milan. Qualche tempo dopo, incaricato di seguire una partita del Como, Cannavò mi convocò: "Vacci di mattino, ti ho organizzato un'intervista a Villa San Martino con Berlusconi", mi disse.  E così, col mio taccuino, mi presentati verso le 10 al cancello della magione. Il padrone di casa mi accolse in tuta blù e scarpette da ginnastica e con quel sorriso che, anni dopo, avrebbe conquistato la quasi totalità degli italiani. Fi un incontro lungo, ricordo che lui parlava, parlava e io scrivevo, scrivevo. Ad ogni domanda, una risposta chilometrica,. Poi, gentilmente, mi fece da cicerone in un rapido giro della villa. Ricordo che percorremmo una specie di portico, con a sinistra quello che mi parve il chiostro di un convento e a destra una serie di celle. Una aveva una cancellata davanti e intravidi, passando, un quadro illuminato da un faretto. "E' un Tintoretto", mi informò il Cavaliere, come se mi avesse comunicato la cosa più normale del mondo".


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Infine ha concluso: "Congedandomi, mi disse: "Sappia che può contare sempre su di me". Non "su di noi", il movimento politico che avrebbe creato era ancora di là da venire. Ringraziai e mi affrettai verso lo stadio "Giuseppe Sinigaglia" di Como, seguii la partita, telefonai il pezzo e tornai in via Solferino, alla Gazzetta. La porta della stanza di Cannavò, al solito, era aperta. "Direttore, ho l'intervista con Berlusconi". "Ah, sì, ma non serve più, conservala". Andai al mio tavolo in redazione, ripescai il taccuino strabordante di annotazioni e malinconicamente lo riposi in un cassetto. Se qualcuno non ha fatto pulizia in tanti anni, dovrebbe essere ancora lì...".


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Luca Cirillo
Giornalista dal 2010, ha lavorato per Il Roma. Da vicedirettore ed inviato di giornali online, ha seguito il Napoli in giro per l'Europa. È autore e conduttore di programmi su Radio Amore e collabora con alcune riviste.

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