Parlato racconta: "Lo so che sei andato a Roma a vedere il Napoli, torna a casa str***!"

Manuel Parlato, giornalista di Sportitalia, ha raccontato di quando, adolescente, and๒ a vedere il Napoli in trasferta contro la Lazio.
Manuel Parlato, giornalista di SportItalia, attraverso i suoi canali social, ha raccontato di quando era un ragazzino e andò in trasferta a seguire il Napoli a Roma contro la Lazio. Queste le sue parole: "Papi mi anticipi la settimana? Dove vai? Vado a dormire da Enzo... Invece quella domenica del 1989 mi svegliai all’alba, emozionato, galvanizzato e deciso a fare una fuga per il mio Napoli reduce dall’impresa di aver buttato fuori la Juventus dalla coppa UEFA, quel trofeo che alla fine avrebbe poi sollevato al cielo di Stoccarda. All’Olimpico si gioca Lazio Napoli. Ore 9:30 stazione centrale. Il treno speciale già è già partito, e allora l’unica possibilità era di andare con la “carovana azzurra”. 50 mila lire, sciarpa, torcia e biglietto. Un vero affare".
Poi Parlato aggiunge: "Salimmo sul pullman del commando ultrà con in testa Gennaro Montuori Palummella, ma c’era anche Giorgio Ciccarelli e gli altri. Io Pasquale Masullo Stefano Napolitano e mio cugino Alfonso Di Giacomo. Sul pullman la regola numero uno era “vietato fumare” soprattutto le canne. Due tifosi che avevano perso il treno chiesero la gentilezza di poter salire e mettersi in fondo buoni buoni. Macché, dopo nemmeno 30 km furono scoperti a rullare una canna da Montuori che prese l’armamentario e lo gettò dal finestrino con i due tipi in lacrime ad implorarlo di non farlo. Risate, discussioni. Diego gioca? Gioca! Non gioca! Già sta a Roma, è partito stanotte. News e fake news, a quei tempi nemmeno c’erano i cellulari. Ecco, ci siamo. L’Olimpico maestoso. Dove siamo? Cazzo, l’autista ha sbagliato strada, siamo fuori la curva sbagliata, la Nord, quella degli Irriducibili! Che ci stavano aspettando...Parte la sassaiola contro il nostro bus, vetri i frantumi, ma di li a qualche istante interviene la polizia con cariche e lacrimogeni. Veniamo portati in salvo. Per arrivare alla curva Sud, quella riservata agli ospiti dovemmo poi attraversare, scortati, lo stadio dei Marmi. Finalmente dentro. Eravamo in pochi, il famoso treno speciale portava ritardo. Ma era fantastico stare in quella curva ad incitare quel Napoli, che ovunque andava dettava legge. Ma questa volta senza il suo Re, perché al posto di Diego c’era Neri ! Manca anche Carnevale".
Ed infine: "La Lazio gioca meglio, il Napoli si difende e prova a ripartire. Dopo appena 20 minuti proprio in un’azione di rimessa Careca serve l’assist a Neri che fa fuori Martina. Goooolll. L’urlo dei napoletani in curva nel silenzio dell’Olimpico è una sensazione che può descrivere solo chi ha vissuto la curva in trasferta. Credetemi, a quei tempi seguire in trasferta il Napoli è stato un privilegio per un adolescente come me e come tanti altri che hanno provato questa indescrivibile gioia. Tornando alla partita, la gioia del vantaggio dura poco perché alla metà del primo tempo un boato assordante trafigge quello spicchio d’azzurro della Nord in silenzio: “Ruben Sosa”. 1-1. Finisce così. Noi ad aspettare tipo cinque ore dentro lo stadio. Con i laziali fuori a cantare: “uscite a mezzanotte”. Al ritorno successe di tutto e di più, perché lasciare da Roma fu un’impresa titanica, tra agguati dei laziali e cariche della polizia, con il pullman senza cristalli che andava a 80’all’ora. Arrivammo in stazione alle 2 di notte. La prima cosa che feci fu inserire un gettone nella cabina per chiamare mio padre. “Lo so che sei andato a Roma a vedere il Napoli, torna a casa stronzo!”. Il giorno dopo avevo la febbre a 40, ma ero più felice che mai perché avrei saltato anche la scuola e l’interrogazione conoscendo al massimo solo il risultato della partita e i marcatori!".







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