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Pantani, la mamma: "Non fu ucciso in quel residence. Venne sgridato per le sue vittorie"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Pantani, la mamma: Non fu ucciso in quel residence. Venne sgridato per le sue vittorie

La mamma del campione romagnolo è tornata a parlare della misteriosa morte del figlio: "Il suo corpo era pieno di botte ed ematomi come se fosse stato picchiato".


Tonina Pantani torna a parlare e lo fa in una lunga intervista rilasciata al quotidiano Libero. La mamma del grande Marco Pantani non ha dubbi: suo figlio è stato ucciso. "Il motivo? Perché lui voleva parlare e far emergere ciò che esisteva dietro al ciclismo in quegli anni. Marco fu squalificato dal giro d’Italia del 1999 per valori alti di ematocrito. Prima di tutto, è stata una squalifica su cui esistono ancora controversie incredibili in quanto Marco, sia la sera che il giorno dopo, aveva valori regolari. Inoltre, e nessuno lo sa, fu proprio Marco, insieme a qualche altro corridore, a proporre e ottenere che ci fosse un limite massimo consentito di ematocrito nel sangue".


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A Madonna di Campiglio, il giorno in cui Marco fu trovato positivo al controllo anti-doping, fu costruito tutto a tavolino. Perché? "Innanzitutto perché fu Marco stesso, arrivato a casa dopo la squalifica, a dirmelo. Era sconvolto. Inoltre tutti si controllavano la sera prima il valore di ematocrito, e così fece mio figlio, risultando nella norma. Marco è sempre stato un uomo corretto che si assumeva, da campione, le proprie responsabilità. A Madonna di Campiglio qualcuno volle farlo squalificare. E ci riuscì! Inoltre, le indagini seguenti fecero comprendere come fosse vantaggioso, per qualcuno, distruggere mio figlio".


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Poi rivela un dettaglio inquietante: "Mi venne riferito di persone alla partenza del Giro in un ristorante e vestite di scuro che già parlavano della possibile squalifica di mio figlio. Il mondo del ciclismo in quegli anni era spietato, e sono convinta che Marco pagò anche il rifiuto di passare a un’altra importante squadra. A una in particolare disse di no. E penso che quel diniego fu pesante per la carriera e per la vita stessa di mio figlio".

"Ho il ricordo netto e forte di una frase che dice tutto: “Vado a correre con la paura di vincere“. Penso che questa frase sia di una tristezza assoluta. Marco a volte fu sgridato per le sue vittorie".

La misteriosa morta del febbraio del 2004? "L’ho detto in partenza: Marco è stato ucciso. Gli hanno tappato la bocca perché voleva raccontare i retroscena nel ciclismo. Innanzitutto è impressionante la testimonianza del volontario del 118, il quale ha dichiarato che quando lui arrivò, per primo e insieme ad altre due persone, nella stanza di Marco e vi rimase 45minuti, non c’era cocaina in giro e tutto era pulito. Inoltre, non vide nemmeno il sangue per terra e sul corpo di Marco. Le pare poco? Io sono convinta che non fu ucciso in quel residence, ma altrove. E poi portato lì. Che cosa non torna? Innanzitutto il modo in cui hanno dipinto mio figlio, un pazzo cocainomane. Marco sicuramente quando cadde in depressione fece uso di sostanze stupefacenti, ma non ai livelli di cui si parlò quando morì. Inoltre, il suo corpo era pieno di botte ed ematomi come se fosse stato picchiato. Per concludere con la reticenza di tante persone a voler parlare per chiarire l’accaduto".

Poi aggiunge altri dettagli sul personale dell'albergo: "Dal proprietario fino alla persona della reception, tutti si sono trincerati dietro un silenzio che non aiuta a scoprire la verità, ma fa capire come qualcosa di strano sia accaduto. Poi le devo dire una cosa... Un giorno mi venne riferito che una persona, morta poi in uno strano incidente stradale, aveva visto salire gente conosciuta da Marco in quel residence. Insomma, Marco non era solo quella notte".


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