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Pandev: "Soffrivo come non mai, Lotito non mi dava pace. Quando mi chiamò il Napoli..."

L'ex attaccante macedone del Napoli, Goran Pandev, ha rilasciato alcune dichiarazioni alla edizione odierna della Gazzetta dello Sport.


Francesco MannoFrancesco MannoGiornalista

07/03/2026 11:01 - Interviste
Pandev: Soffrivo come non mai, Lotito non mi dava pace. Quando mi chiamò il Napoli...

Goran Pandev ha lasciato il segno in Italia. Il macedone ha fatto molto bene sia con la maglia del Napoli che con quelle di Inter e Lazio. L'ex attaccante ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni della edizione odierna della Gazzetta dello Sport.


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Le dichiarazioni di Goran Pandev

Di seguito le parole dell'attuale apprezzato opinionista al quotidiano milanese: "Perché scelsi di approdare all'Inter?  Perché per me l’Italia era il top. E poi c’erano Ronaldo e Vieri, ti dicevano come passargli il pallone. A San Siro, in tribuna, pensavo che avrei dovuto giocare lì. Quando l’Inter diede via la mia comproprietà per prendere Pizarro ci rimasi male".


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"Avevo invece vissuto un’annata disastrosa ad Ancona, senza stipendio. Quella Lazio era una novità, per me e per i tifosi. Erano passati da Boksic, Salas, Mancini e Claudio Lopez a… Pandev e Rocchi. Scherzi a parte, lo scetticismo era comprensibile. Delio Rossi mi ha cresciuto. Palestra, forza, corse di 15 chilometri nei boschi, ritiri massacranti. Mi trattava bene perché non dicevo una parola. Anche se la domenica segnavo e magari lui mi spediva in panchina. Oggi lo posso dire: il miglior Pandev si è visto alla Lazio. Con lui".

Con la Lazio finì a processo, però…

"Una premessa: ho dato tutto. E lasciare così mi fa ancora male. Ho giocato con le infiltrazioni e con uno stiramento. Nella finale di coppa del 2009 non mi reggevo in piedi, ma pur di esserci giocai infortunato. Detto questo, quei sei mesi fuori rosa furono un incubo. Mia moglie era incinta, io soffrivo come non mai. Lotito non mi dava pace. Mi allenavo da solo. Vidi la Supercoppa vinta contro l’Inter da casa mia, inca***to nero. E poi mi metteva pressione per rinnovare alle sue condizioni. Ogni giorno veniva qualcuno a parlarmi del contratto. Non lo faceva solo con me, ma anche con altri. Insomma, mobbing puro. A giugno si presentarono Siviglia, Zenit, Juventus, Atletico, Inter. Lotito mi mise fuori rosa e rifiutò ogni offerta. Non l’ho più incontrato, ma alla Lazio segnavo sempre. Ogni volta che uscivo per scaldarmi i tifosi della Lazio urlavano “zingaro” e “pezzo di…”. Era il 2013, segnai col Napoli e reagii male. Nulla contro i tifosi“.

Il segreto del Triplete all'Inter?

"Potrei dire la carbonara a pranzo prima delle partite. Alla Lazio mangiavo bresaola e rucola, ad Appiano ognuno faceva ciò che voleva".

La decisione di andare al Napoli 

"Gasperini mi disse che non ero adatto al suo gioco, così andai a Napoli da Mazzarri. Mi chiamava anche più volte al giorno per convincermi. Lì ho vinto due delle mie 5 Coppe Italia, il mio trofeo preferito. Mi sono divertito un sacco".

Rimpianti ne ha?

"Aver scelto il Galatasaray. Per il resto, rifarei ogni cosa. Sono partito da un Paese piccolo e ho vinto tutto".


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Francesco MannoFrancesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.
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