Pallotta svela tutto: "Totti voleva allenare la Roma. Stadio? La Coca-Cola era pronta"

L'ex patron del club giallorosso rivela le sue verità sulla Roma: "A posteriori ci sono cose che avrei fatto diversamente".
James Pallotta, ex presidente della Roma, racconta le sue verità sui suoi anni alla guida del club giallorosso. L'ex presidente ha rilasciato un'intervista al portale “The Athletic” descrivendo il suo operato nei suoi otto anni: "La Roma sarà sempre nella mia testa e nel mio cuore, è stata una parte importante della tua vita. A posteriori ci sono cose che avrei fatto diversamente, ma nei primi dieci mesi di presidenza ho imparato molto. Lo sponsor tecnico? Nike mi ha detto che avrebbe trattato la Roma come il Barcellona. Ma non fu questa la situazione. Il nuovo stadio? Avevamo un sacco di grandi sponsor che volevano essere coinvolti. La Coca-Cola era una di questi. Sono andato ad Atlanta per parlare con loro. Lo stadio sarebbe stata la struttura più utilizzata nell’Europa meridionale. Sapevamo di avere enormi opportunità di generare ricavi che sarebbero stati reinvestiti nella squadra".
Poi la verità su Francesco Totti: "È stato a Roma per 30 anni. Ogni giorno si alzava e andava a Trigoria. Accettammo di onorare l’impegno della proprietà precedente con un contratto da 6 anni come dirigente. Ebbi una discussione con lui, chiedendogli cosa avrebbe voluto fare nella vita dopo il ritiro. Rispondere era difficile per la Roma e lo era per lui. Una delle voci del suo biopic dice che non ci poteva credere e che avrebbe preferito pensare al passato piuttosto che al futuro. Totti voleva allenare. Gli dissi che doveva capire che per allenare non solo avrebbe dovuto studiare, ma farlo per 80 ore a settimana e che non capivo perché volesse fare quello. E allora gli abbiamo portato dei professori e abbastanza rapidamente decise che allenare non fosse la cosa giusta per lui. Gli dissi che aveva uno stile di vita bello e che il contratto di 6 anni da dirigente, che per molte persone era un ottimo contratto con molti soldi, lo avrebbe abituato a uno stile di vita leggermente diverso. E abbiamo parlato di coinvolgerlo nel marketing e nello staff degli sponsor, in modo tale che avrebbe potuto aiutare a chiudere certi affari. Da possibile direttore tecnico aveva degli input, e noi veramente volevamo che ne avesse anche di più. Lo abbiamo invitato numerose volte a Boston per le riunioni, a Nantucket, a Londra".






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