Nela: "Napoli-Roma, arresto cardiaco sotto la Curva A. Mi salvarono due persone che non ci sono più"
Sebino Nela ha raccontato il brutto episodio che lo vide coinvolto nel 1984 durante un Napoli-Roma allo Stadio Diego Armando Maradona.

L'ex giocatore di Napoli e Roma, Sebino Nela ebbe un arresto cardiaco durante un Napoli-Roma nel 1984 dopo una gomitata alla testa e il 30 dicembre 1989 fu testimone dell'infarto che colpì Manfredonia durante Bologna-Roma. Nell'intervista rilasciata al Corriere della Sera, ha parlato anche del caso Bove.
"Adesso deve solo stare tranquillo, pensare a guarire. Decideranno i medici, in base alle analisi che stanno effettuando, le ragioni di quel malore. Ho letto tante cose: valgono solo le parole degli esperti. Poi ci sarà tempo per decidere cosa fare in futuro. L’importante è che guarisca. Cosa capitò a me? Napoli-Roma, una bella giornata di sole, nella nostra area di rigore, sotto la Curva A, quella a destra della tribuna centrale, salto per prendere un pallone. E in un attimo fu il buio".
"Il mio compagno di squadra Dario Bonetti mi aveva colpito alla testa con una gomitata. Ebbi un arresto cardiaco. Fui salvato all’immediato, sapete da chi? Dall'intervento di due grandi persone nella storia della Roma che oggi non ci sono più: il medico sociale Ernesto Alicicco e il massaggiatore Giorgio Rossi. Mi dissero che mi fecero la respirazione bocca a bocca che mi salvò. Mi ripresi uscendo dal campo con le mie gambe. La gara proseguì, ma da allora per avere l’idoneità per giocare dovetti andare tutte le estati a fare degli esami specifici a Trento: ogni volta con un’ansia incredibile. La mia, però, rispetto a molti altri casi, fu una storia 'semplice' nella sua drammaticità: c’era stato un chiaro evento traumatico".
Bove vuole tornare a giocare? "Lo capisco: ho letto che ha chiesto quando potrà tornare a giocare. È normale, passata la paura del momento, che poi non ricordi in modo dettagliato, come accadde a me, guardi al futuro, alla tua vita di calciatore, specie per Edo che ha 22 anni. Ma adesso ci vuole la tranquillità che porta alla guarigione. È circondato da tantissimo affetto: la famiglia, innanzitutto. Ma anche la società che si è dimostrata straordinaria, come tutti i suoi compagni di squadra. E gli attestati di affetto e di stima che sono arrivati da tutto il mondo e in particolare da Roma, dai tifosi romanisti. Il ragazzo ora deve solo attendere di sapere che cosa è successo. La vita è la cosa più importante. Io ci sono passato, mi permetto di insistere".
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