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Napoli violenta, Tommaso Primo: "Vi spiego come si è arrivati a questa deriva"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Napoli violenta, Tommaso Primo: Vi spiego come si è arrivati a questa deriva

Tommaso Primo, artista partenopeo, ha rilasciato alcune dichiarazioni ad AreaNapoli.it toccando vari argomenti: dalla musica al calcio.


Facile conquistare consensi parlando bene di Napoli, pubblicando foto del Vesuvio o delle tante meraviglie del capoluogo campano. Più complicato, invece, risultare "simpatici" quando si tratta di denunciare ciò che non va in questa città. Tommaso Primo ha avuto il coraggio, sui social, di scrivere un messaggio focalizzandosi sugli ultimi episodi di violenza (leggi qui) accaduti nella nostra città. La redazione di AreaNapoli.it ha contattato l'artista partenopeo.

Perché si è arrivati a questa deriva?


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"Rileggendo Striano, La Capria ma anche Goethe, Leopardi, De Crescenzo, per citare alcune delle penne illustri che l'hanno raccontata, notiamo che in città è sempre esistito uno strato di popolazione dalla forte natura anarchica. Questo aspetto è del DNA della nostra cultura ma guai a confonderlo con la deriva culturale ed umana, scaturita dall'abbandono decennale da parte di uno Stato centrale che ha sempre identificato nel Sud Italia, la parte vinta del Paese. Mi permetto di allargare il discorso e di dirti che i giovani di Napoli, di Palermo, di Crotone, sono come semi e per diventare alberi, hanno bisogno di acqua, terreno fertile e sole. Questi tre fattori metaforici, dovrebbero essere le strutture, messe a disposizione dalla politica, solo un cieco non si accorgerebbe della disparità di investimenti che affligge la Nazione. Inoltre, credo sia fondamentale capire l'importanza del capitale umano, la più grande delle risorse. Bisogna investire nell'educazione, anche al di fuori della scuola, per sottrarre linfa vitale alla criminalità organizzata, quest'ultima non han bisogno solo di manodopera ma anche di un humus dove far attecchire le proprie radici velenose".

Cosa può fare lo sport per aiutare i più giovani a non sbagliare?

"Lo sport è fondamentale. Ha maestri che possono stare vicino ai ragazzi anche oltre l'orario extrascolastico. Non tutti naturalmente saranno campioni, ma tutti quelli che vivono lo sport, imparano poi a comunicare meglio con sé stessi e con gli altri". 

Lo scorso  25 aprile sei stato in concerto al tramonto, sulla spiaggia del Lido Varca d'Oro . Hai definito il tuo spettacolo una sorta di "canto d'amore contro ogni forma di fascismo". Ciò significa che il fascismo non è morto?

"Il fascismo è vivissimo, le destre ultranazionaliste ai vertici del gradimento popolare ne sono l'esempio. Il fascismo è l'ignoranza più becera, crea muri fra gli esseri umani. Io credo invece nel grande canto alchemico della fratellanza".

Restando a Napoli, la nuova edizione di Made in Sud, sulle reti RAI, è stata molto criticata e ha avuto un netto calo di ascolti. In che stato versa la comicità napoletana e in genere la televisione  in Italia? 

"La televisione in Italia con il Berlusconismo è stata un'arma d'instupidimento di massa. E' uno strumento che ha un potere incredibile sulle persone, basti pensare che tra i gli anni cinquanta e sessanta ha insegnato gli abitanti della nostra penisola a parlare la lingua madre, l'Italiano. E dagli ottanta in poi gliel'ha fatta dimenticare. Oggi è al collasso. Riguardo la comicità, a Napoli l'arte del far ridere è come la musica, in continua rivoluzione. Oltre ai grandi geni del passato, tra cui Totò che ha introdotto la velocità contemporanea con più di un secolo d'anticipo (un genio puro, come Maradona), Troisi e la sua filosofia catartica, gli Scarpetta - De Filippo e il loro teatro, che con Eduardo ha raggiunto le più alte vette mai toccate nel teatro europeo del '900, ci sono state tante altre realtà che hanno contribuito a riempire l'enorme bagaglio di innovazione e trovate comiche partenopee. Penso alla sperimentazione degli anni settanta con Casillo e Rutigliano, alle pellicole di Luciano De Crescenzo, ma anche agli anni '90 e alle trasmissioni come Telegaribaldi, Avanzi Popolo, Tamarradio da cui è nato un filone nuovo da cui sono usciti Biagio Izzo, Simone Schettino, la super Loredana Simioli ed Alessandro Siani, a suo modo un rivoluzionario, nel suo stile di praticare   in maniera differente fino ad allora, l'arte della risata in città. Made in Sud è stato un altro punto d'arrivo, ha lanciato delle cose che mi piacciono tanto, come Francesco Cicchella, il mio amico Pasquale Palma, i Malincomici, nell'ultima edizione forse avrebbe bisogno di più spessore per raggiungere un altro step della propria storia. Mi ha colpito molto il personaggio di Gegiù, interpretato da Gennaro Scarpato, una rivisitazione innovativa del no sense da tenere sott'occhio. Aggiungerei, inoltre, il nuovo filone delle pagine meme, su tutti Napoli VHS. Non conosco un solo Napoletano che non si sia mai imbattuto almeno una volta nella pagina. Oggi il web è il luogo più innovativo ed attuale per comprendere cosa fa ridere alla gente".

Tornando alla musica, come definiresti il tuo genere?

"Faccio parte di una scena musicale operaia che ha una forte connessione con il territorio. Guarda alle rivoluzioni culturali, è priva di marchi e tutto ciò che partorisce lo fa con le proprie forze. Non saprei dirti che genere è, guarda a Pino come a Caetano Veloso, prende un po' d'Africa e un po' di Quartieri Spagnoli, ingloba tutta la periferia e i Sud del mondo. Più che un genere musicale è un grido di coesione ed uguaglianza".

Come nascono le tue canzoni e quali sono i tuoi principali riferimenti artistici?

"Per me scrivere è una necessità, come bere, sorridere, fare l'amore, E' una funzione vitale del mio corpo che proprio non posso omettere dalla mia persona. Nelle mie canzoni c'è Goku e Gabo Marquez, il tropicalismo brasiliano e Peppino Gagliardi. C'è Pino, Aznavour, Sergio Bruni, i posteggiatori di Marechiaro, la pizza del ristorante di mio nonno. Tutte le cose che hanno contribuito alla formazione e di cui sono fortemente tifoso. Sia chiaro, io resto un umile operaio del mestiere".

Ti sei fatto conoscere al grande pubblico con canzoni "leggere" come "Gioia" e "Viola", poi hai scelto la strada della complessità . In "Favole nere", il tuo quarto album, racconti storie di ordinaria desolazione. Cosa ti ha spinto a "cambiare" e  quale è stata la risposta del tuo pubblico?

"Gioia e Viola sono semplici, ma nella loro semplicità trattano argomenti complessi. Il primo passaggio al messaggio "feroce" è avvenuto con 3103, un disco che non è stato capito a primo acchito ma che è stato riscoperto nel tempo, quando tutti gli eventi raccontati si sono susseguiti negli anni successivi all'uscita, pandemia compresa. Se ci penso mi vengono i brividi. Poi è arrivato Favola Nera, che ha venduto tantissimo per essere un album indipendente e territoriale. Ha riscosso un super successo, è un disco a cui tengo molto, figlio di una mia concreta e reale discesa all'inferno, tra demoni e dannati che mi ha insegnato una cosa fondamentale, ovvero, che anche negli inferi è possibile imbattersi in piccoli angoli di paradiso".

Non posso non chiederti del Napoli. Soddisfatto del lavoro di Spalletti e dei suoi ragazzi? Quali calciatori acquisteresti per rinforzare la squadra?

"Non ho sempre grande rispetto per il chiacchiericcio intorno al calcio. Tutti dicono che il Napoli ha buttato lo scudetto, ed è vero ma dimenticano di quando ha vinto partite in emergenza numerica, con mezza squadra tra infermeria e Coppa Africa. Spalletti è un maestro del calcio, sa fare il suo mestiere, saprà scegliere gli interpreti più adatti per il suo gioco. Spero tanto, infine, che Koulibaly diventi la bandiera del presente e del domani, ha dimostrato in questi anni di essere un atleta e una persona speciale".

C'è un artista con cui ti piacerebbe duettare (escludo, naturalmente, quelli con cui hai già collaborato)?

"Caetano Veloso e Jorge Drexler".

Quale sarà il futuro di Tommaso Primo? 

"Ho lasciato tanti indizi nell'ultimo disco, ascolterete...".

(C) RIPRODUZIONE RISERVATA

 


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Francesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.
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