Mughini: "La mia patria è Milano. Vi racconto la mia depressione"

Lo scrittore di fede juventina si racconta a cuore aperto: "Durante la mia depressione, per sei, sette, mesi, non ho letto un libro, non ero in grado".
Giampiero Mughini, alla soglia degli ottanta anni, ha pubblicato un nuovo libro Nuovo Dizionario Sentimentale. Lo scrittore siciliano si è raccontato in un'intervista al sito Affaritaliani.it. Vi proponiamo alcuni stralci: "La cosa che più resiste e che meglio mi connota è il sentimento. Non mi sento connotato, non più, da identità che potremmo definire politiche o ideologiche, anche perché non sono più adepto di alcuna delle ideologie correnti. Quindi, sì, sottolineo con forza il fatto che le cose importanti nella vita sono altre: l’amicizia, le donne, i libri, le abitudini, le lealtà". Lo scrittore poi svela il suo spiacevole incontro con la depressione: "Naturalmente ho bissato un momento della vita di mia madre, non c’è dubbio le cose si consegnano per geni. Mia madre mi ha consegnato la miopia, un certo atteggiamento nei confronti delle cose belle, poi mi ha consegnato anche la depressione. Lei ebbe una prima depressione attorno ai settantacinque anni ed è esattamente l’età alla quale io l’ho avuta. La depressione è una malattia molto difficile da far capire a chi ti sta davanti. Io ero nelle condizioni di non avere la forza di farmi un caffè la mattina, come di solito faccio. Non avevo questa forza e chiedevo a Michela di farmelo e lei pensava che fosse una sorta di capriccio. Letteralmente non avevo la forza di aprire la macchinetta, accendere il gas, molto difficile. Tu perdi la possibilità di fare le cose che ami di più. Durante la mia depressione, per sei, sette, mesi, non ho letto un libro, non ero in grado".
Mughini aggiunge: "Da Catania a Milano nel 1970? Tra i quindici e i diciotto anni, la cosa più importante della mia vita dal punto di vista della formazione morale, è stato lo sport, la ginnastica artistica. Il novanta per cento della mia vita era occupato dalla ginnastica artistica e il dieci da non so cosa. I libri, invece, entrano nella mia vita prepotentemente attorno ai diciotto anni. Sono andato ai campionati italiani, perché avevo vinto i campionati regionali. Ai campionati italiani sono stato annichilito dai ginnasti che avevano a loro disposizione le palestre del Nord d’Italia, che rispetto alle palestre in cui mi allenavo era come se tu paragonassi Milano a un quartiere povero di Catania. Questa umiliazione mi aveva annichilito e mi ritirai addirittura, ma ritiro a parte, ero tra gli ultimi. Da quel momento ho detto: io devo andare dove sono le palestre del Nord, devo disporre anch’io di quelle possibilità. Volevo andare dove si giocava la ‘’partita’’, dove c’erano i giornali, le case editrici. Tanto che, pur essendo nato in Sicilia, pur abitando a Roma, la mia patria è Milano. A Milano ci sono le case editrici con cui ho pubblicato tutti i miei libri, i giornali per cui ho lavorato, L’Europeo di Sechi, il Panorama di Rinaldi, Il Giornale di Montanelli. Oggi c’è Mediaset che mi dà di che mangiare. Io ho per Milano un’adorazione. Giuseppe Sala è il mio sindaco, ma in senso proprio. È stato Sala a officiare il mio matrimonio con Michela, l’undici settembre scorso. Le figlie di Michela vivono a Milano e mia moglie ci teneva che ci sposassimo a Milano, io ero totalmente d’accordo, entusiasta. Il mio amico Giuseppe Sala ha officiato il rito nuziale. Roma è una gran bella città che mi ha accolto quando ero senz’arte né parte senza farmelo pesare troppo e questa è una cosa molto importante, che non dimentico. Ma poi il mio reddito, l’ottanta per cento di cui vivo, l’ho fatturato su Milano".






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