Muccino: "Con mio fratello Silvio ho vissuto un lutto, tra noi è finita"

Il noto regista Gabriele Muccino ha parlato, tra le altre cose, anche del suo tormentato rapporto con il fratello Silvio.
Gabriele Muccino ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni del Corriere della Sera: "Da ragazzo ero privo di grandi conferme e volevo affermare di esistere a un mondo che era abbastanza distratto. Balbettavo — molto più di oggi — e questa cosa distraeva: che si trattasse della persona che volevo affascinare o di una che volevo anche solo semplicemente intrattenere. La balbuzie ha avuto un ruolo determinante nello sviluppo della mia persona. Questa sorta di frustrazione nella comunicazione e nella socialità ha fatto in modo che creassi un mio osservatorio delle relazioni umane e della vita che è stato poi riutilizzato e riciclato nel mio modo di fare cinema. I piani tra realtà e vita ricostruita così si fondono. Ho schierate davanti a me tutte le declinazioni dell’animo umano, dalle più fosche alle più pure, e me ne faccio portatore sano. Ma mentre giro, poi, questo viaggio mi possiede totalmente".
Muccino ha poi aggiunto nel corso della sua intervista: "Il rapporto con mio fratello Silvio? Con lui ho vissuto un lutto, un lutto di una persona vivente, che non vedo dal 2007. È stata una esperienza per me aberrante da un punto di vista psicologico: mi ha scarnificato. Rimane una delle cose più incomprensibili, ingiustificabili e forse anche imperdonabili. A un certo punto quando questo lutto si è elaborato, quando ho smesso di soffrire, sono passati ormai 15 anni. Lì ti rendi conto che quella persona non la vuoi più incontrare, non hai più nulla da raccontare perché fondamentalmente non la stimi, non la ammiri e non la conosci più. Se mancano questi tre elementi, il resto cosa è? Forma? Quando tuo fratello scompare senza neanche dirti perché per una vita intera, il corpo soffre, soffri psicologicamente, ti svegli nel cuore della notte come se ti mancasse l’aria, perché hai voglia di tuo fratello. Era un pezzo di me. Mi ha tolto un parte enorme della mia vita e ora quella parte lì se ne è andata. La nostra difesa naturale nell’elaborazione delle sofferenze fa in modo che si crei uno spessore sulla cicatrice tale da far diventare quella cicatrice insensibile. È lì, la vedi ma è talmente spessa la carne che la riveste che siamo diventati insensibili, a dispetto di quello che vorremmo. Ma è fisiologico difendersi da un dolore così penetrante".






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