Minoli: "Minà non seguiva le 'mode', in Rai era tenuto in disparte"

"Gianni era un giornalista vero e uno spirito libero. Non seguiva le "mode". Era in disparte gli diedi l'occasione di farsi valere", le parole di Minoli.
La morte di Gianni Minà ha lasciato un vuoto incolmabile tra i tanti che lo hanno da sempre elevato a massimo punto di riferimento. Ne ha parlato anche Giovanni Minoli nel corso di una intervista al quotidiano La Stampa: "Ero capostruttura in Rai e dovevo realizzare un programma domenicale e pomeridiano per il secondo canale. La prima scelta ricadde su Costanzo, ma le vicende legate alla P2 in quel periodo e che “toccavano” Maurizio mi fecero cambiare idea. Convocai Minà, che era un giornalista molto poco valorizzato, ma di grandi qualità. Parlammo un giorno e una notte intera, e mi convinsi. Era l’uomo giusto per un programma che potesse essere l’alternativa a Domenica in".
Minoli lanciò Minà alla conduzione di Blitz: "Gianni era un grande scrittore e un grande autore, lo lanciai nella conduzione e ci vidi benissimo. Lo liberai da un ruolo e gliene regalai un altro. Le sue interviste a personaggi intramontabili, da Cassius Clay, a Robert De Niro, Federico Fellini, Jane Fonda, per citare solo alcuni dei più grandi personaggi dello spettacolo nel mondo, sono rimaste memorabili. Quel programma non era solo un momento di evasione e di divertimento, Gianni faceva cultura. In Rai nessuno lo aveva capito e valorizzato. Nessuno, tranne me. Gianni era un giornalista vero e uno spirito libero. Non seguiva le "mode". Era in disparte gli diedi l’occasione di farsi valere".






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