Milan, Bennacer: "Da piccolo ero un kamikaze! Chiesero selfie a Ronaldo, io no"

Ismet Bennacer, calciatore del Milan, ha rilasciato una intervista attraverso la rivista sportiva Sportweek.
Ismet Bennacer, calciatore del Milan, ha rilasciato una intervista sulle pagine di Sportweek, mettendo in evidenza alcuni retroscena anche della sua vita privata: "Sono fatto di mio in una certa maniera, da bambino mi piaceva prendere rischi, ero un kamikaze. Il calcio ha contribuito nel farmi guadagnare sempre maggiore fiducia in me stesso. Però nel privato resto una persona discreta, riservata. La lingua? L’italiano l'ho imparato nello spogliatoio, per strada… Ho fatto una lezione, una sola, quando ero a Empoli. Faccio ancora un po’ di fatica solo quando devo usare i tempi dei verbi al passato o al futuro".
Inoltre, aggiunge: "A scuola ero molto, molto intelligente. Mio padre aveva vent’anni quando arrivò in Francia dal Marocco. Fa il muratore da quando aveva 12 anni, non sa leggere e scrivere, perciò ha sempre considerato la scuola la cosa più importante per noi figli. Ci diceva: “Io lavoro per voi. Perché non voglio che facciate la mia stessa vita. Per questo dovete studiare. Idoli? Non ho colleghi da idolatrare. Li ammiro, ma se incrocio Cristiano Ronaldo o Messi non vado in processione a rendergli omaggio. Non per presunzione, ma perché, al contrario, la mia religione mi chiede di essere umile e discreto. E insegna che anche Ronaldo e Messi sono uomini come gli altri. Quando con l’Empoli giocai per la prima volta contro lo juventino, a fine partita molti miei compagni andarono a chiedergli un selfie. Io no".







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