Materazzi: "Testata di Zidane? Mi disse tre volte la stessa cosa. Gattuso mi voleva ammazzare"
Marco Materazzi, ex calciatore dell'Inter e della nazionale italiana, ha raccontato alcuni momenti della sua carriera ai microfoni di Vivo Azzurro Tv.

Marco Materazzi, ex difensore dell'Inter e Campione del Mondo con l'Italia ai Mondiali di Germania 2006, ha rilasciato un'intervista a Donatella Scarnati su Vivo Azzurro TV e tra i tanti temi ha ricordato anche l'episodio della testata in pieno petto ricevuta da Zidane.
Materazzi: "A Zidane chiesi scusa, ma per tre volte mi disse..."
Queste le sue parole: "Quando Buffon fa quella parata sul colpo di testa di Zidane, Rino mi voleva ammazzare perché non lo avevo marcato. In realtà stavo marcando Trezeguet, ma in certi casi con Rino era meglio non disquisire su quello che era successo. Poco dopo nella stessa situazione l’ho tenuto un po’ per la maglia, volevo far sì che non saltasse. Gli ho chiesto scusa due volte, poi la terza volta in cui mi ha ripetuto "se vuoi la mia maglia dopo te la do" qualcosa gli ho detto… Ma niente di più di quello che ci dicevamo tra ragazzini quando giocavo sul lungomare di Bari”.
"Rigori con la Francia? C'era chi si nascondeva. Cannavaro..."
Non è mancato un passaggio sulla lotteria dei rigori nella finale contro la Francia: "Arrivati ai rigori c’era qualcuno come Rino (Gattuso, ndr) che si era già tolto le scarpe, Iaquinta girava a largo, Fabio (Cannavaro, ndr) aveva detto che avrebbe battuto il sesto, ma secondo me lo avrebbe tirato prima Buffon di lui. Quindi non eravamo rimasti in tanti. Io li ho sempre tirati i rigori e me la sentivo, pur avendo la fissazione che se fai gol durante la partita poi lo sbagli. Ma quando arrivi lì, non puoi tirarti indietro”.
"La malattia di mio fratello un fulmine a ciel sereno"
“Sono una persona che si è fatta dal niente, che ha una famiglia bella. È la cosa più importante, al di là di quello che posso aver vinto o perso. La malattia di mio fratello (la SLA, ndr) è stato un fulmine a ciel sereno. I più forti? Come pulizia e intelligenza tattica Nesta è stato il più forte insieme a Maldini. Giocando accanto a loro mi sentivo un po’ in soggezione, di Cannavaro non dico lo stesso perché lo vedevo più vicino, sembravamo due scugnizzi che giocavano al parco. I difensori di oggi sono cambiati, ma è cambiato il calcio. Ai nostri tempi la prima cosa era marcare e non prendere gol, ognuno faceva il suo mestiere. Oggi il difensore deve quasi prima saper "maneggiare" il pallone con i piedi – e non che io non lo sapessi fare – che stare in marcatura per non perdersi l’uomo. Penso sempre che il difensore debba fare il difensore, il centrocampista il centrocampista e l’attaccante l’attaccante”.
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