Marotta: "Vidal il pių indisciplinato, Cassano mi ha divertito. Paratici? Non parlo"

Le parole dell'amministratore delegato dell'Inter al Corriere della Sera: "Il giocatore pių indisciplinato? Vidal, l'uomo dalla doppia vita".
L'amministratore delegato dell'Inter, Beppe Marotta, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni del Corriere della Sera parlando anche della sua vita: "Mia mamma Maria era casalinga. Mio papà Giovanni invece era uomo dello Stato. Prima si è arruolato nella Marina e ha combattuto la Seconda guerra mondiale. Poi è passato al Ministero delle Finanze, precisamente all’Intendenza della Finanze — l’equivalente dell’odierna agenzia delle entrate —, destinazione Varese. Era originario di Messina".
Sul suo lavoro: "Il calcio ha da subito rappresentato il filo conduttore della mia esistenza. La mia fortuna è stata abitare a 500 metri dallo stadio Ossola e dalle finestre di casa vedevo i campi di allenamento della squadra che ai tempi era in Serie A. Mi affacciavo e mi dicevo: 'Un giorno su quel campo voglio entrarci anch'io. Avrò avuto otto anni. Mi sono presentato davanti alla porta dello spogliatoio e ho chiesto ad Angelino, il magazziniere, di poter assistere agli allenamenti. Lui, dopo aver un po’ tergiversato, ha acconsentito a una condizione. Il patto era che io lo aiutassi a pulire gli scarpini, sgonfiare i palloni, mettere le maglie a lavare. In cambio potevo indossare la tuta del Varese e osservare le sedute. Poi ho fatto carriera: a 11 anni, il 4 febbraio del 1968, sono stato il raccattapalle di Varese-Juventus, 5-0. Un risultato storico, tripletta di Pietro Anastasi".
Sul calciatore che lo ha fatto più divertire: "Cassano alla Samp: ho accettato la sfida di Garrone di gestire la squadra pur in B. In otto anni l’abbiamo portata ai preliminari di Champions. Ma non dimentico Del Piero, Buffon e Ronaldo".
Il più indisciplinato: "Vidal, l’uomo dalla doppia vita".
La chiamata della Juventus: "Per un dirigente che arriva dalla provincia, le grandi squadre, come la Juventus prima e l’Inter ora, rappresentano la realizzazione del sogno di bambino".
Sul "sistema Paratici", fondato sulle plusvalenze: "I miei anni in bianconero fanno parte del passato e non posso che avere ricordi positivi. Non entro nel merito del lavoro altrui, penso al mio presente nerazzurro".






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