Marino: "A Napoli un criminale mi chiuse in una stanza perché non facevo giocare il figlio"

L'ex allenatore delle giovanili azzurre, Raimondo Marino, ha raccontato un aneddoto molto particolare sulla sua esperienza al Napoli.
L'ex calciatore del Napoli e allenatore delle giovanili azzurre, Raimondo Marino, attraverso Kiss Kiss Napoli, ha raccontato la sua esperienza in terra partenopea, rivelando anche un retroscena inedito sulla sua carriera da tecnico della formazione primavera.
Marino: "Mi hanno abbandonato tutti"
Sulla sua carriera, Marino, evidenzia con grande rammarico: “Mi hanno abbandonato tutti perché non ho accettato compromessi. A me e ai miei figli ci hanno tagliato le gambe, certi personaggi del mondo del calcio. Io sono un uomo di Dio. Pensa se faccio queste cose, ho rifiutato regali e soldi da personaggi che volevano facessi giocare certi calciatori, ma non l'ho mai fatto". Ha evidenziato.
"Un criminale mi ha chiuso in una stanza per far giocare il figlio"
Marino racconta che quando allenava le giovanili azzurre un esponente della criminalità organizzata fece pressione per far giocare suo figlio: "Mi ha chiuso tre ore e un quarto nella stanza perché non facevo giocare suo figlio. Perché gli altri allenatori in passato lo facevano giocare e lui gli regalava oro, orologi, copertoni, macchine. Io non ho accettato".
"La verità mi fa libero"
Infine chiosa: "La verità mi fa libero a me, io non ho mai nascosto niente a nessuno”, ha concluso l'ex allenatore azzurro.






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