Maradona: "Sono un giocatore normale". Ferrara racconta: "È stato grande. Ho un rammarico"

Ciro Ferrara, ex difensore del Napoli, ha ricordato Diego Armando Maradona nel corso della trasmissione Domenica In su Rai 1.
Ciro Ferrara con voce emozionata ha parlato di Diego Armando Maradona nel corso della trasmissione Domenica In su Rai 1. L'ex difensore del Napoli ha risposto alle domande di Mara Venier: "Sono molto emozionato, ho il cuore che mi batte forte. Sono stati giorni duri, ho la voce che mi trema. Il giorno della sua presentazione il 5 luglio del 1984 premiò la squadra Allievi del Napoli di cui ne facevo parte. Venti giorni dopo ero nel ritiro del Napoli con lui, incredibile. Siamo stati amici e compagni, abitavamo nello stesso condominio. Fu presente al mio addio al calcio, dopo 14 tornò a Napoli, quella fu una dimostrazione d'affetto incredibile. Diego aveva bisogno di riabbracciare i napoletani e apprezzare quel calore umano che aveva ricevuto nei suoi 7 anni in azzurro".
Ferrara ha proseguito nel suo emozionante ricordo: "Diego è stato un personaggio che ha avuto delle zone d'ombre, ma con fortissime zone di luce che non sempre sono state raccontate. La sua amicizia mi mancherà tantissimo, sono 10 giorni che sono chiuso in casa. Difficilmente esterno le mie emozioni, non ho parlato con nessuno. Ho preferito rimanere in disparte, Diego per me ha rappresentato tutto. Quando arrivò a Napoli, probabilmente, gli dissero che la squadra era fortissima, ma non era così. Diego ha voluto fortemente Napoli per far vincere una città. Al primo Scudetto è successo un macello, indimenticabile. I compagni di squadra hanno amato Diego, lui riusciva a mettersi da parte per dare spazio al gruppo. Gli ho sentito dire: 'Io sono un giocatore normale'. Se lui era un giocatore normale, allora vuol dire che noi non eravamo niente! Ho giocato con giocatori fortissimi nella mia carriera, ma in Diego ho trovato questa sua semplicità. Lui andava contro tutti, ma con i suoi compagni andava in battaglia. Ho un pizzico di rammarico, forse dovevamo cercare di aiutarlo. Non sarebbe stato facile, ma avevamo una possibilità, quella di tornare al campo quanto più possibile. Quella era la sua vita, quello che lo faceva sentire bene".






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