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Maradona, l'amico manager: "In treno di notte da Catanzaro. Per Diego mi sono ammalato"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Maradona, l'amico manager: In treno di notte da Catanzaro. Per Diego mi sono ammalato

Stefano Ceci racconta come ha conosciuto Diego Armando Maradona: "A 17 anni partivo da Catanzaro in treno per vedere il Napoli di Diego"


Stefano Ceci, amico e manager di Diego Armando Maradona, in una sua intervista alla Gazzetta dello Sport ha ripercorso le tappe della sua avventura al fianco del Pibe de Oro. "Io sono napoletano ma nel 1983, l’anno dei miei dieci anni, la mia famiglia si trasferì a Catanzaro. Una beffa: nel 1984 Diego arrivò in Italia e io, che ero già suo tifoso, ci restai malissimo. In fondo lo dicevo già da bambino, “da grande voglio diventare amico di Maradona”. Poi il destino. Nel 1986 il Palermo fallì e il Napoli comprò Tebaldo Bigliardi, che abitava nello stesso edificio della pizzeria della mia famiglia a Catanzaro. Bigliardi mi portava a Napoli e mi faceva entrare nello spogliatoio della squadra ma nel 1990 se ne andò e io fui costretto a trovare un altro modo per vedere Maradona".


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Il racconto prosegue: "Partivo a mezzanotte e 17 da Catanzaro con un treno che chiamavano “romano”. Arrivavo a Napoli alle 5.30 e alle 6.12 ero già alla stazione di Campi Flegrei. A quel punto, prendevo una scaletta che portava alla tettoia del San Paolo e mi nascondevo tra le grondaie fino alle 13.30, restando ore e ore disteso a 200 metri di altezza, perché in piedi mi avrebbero visto. All’una e mezza scendevo, vedevo la partita e cinque minuti prima della fine uscivo per non perdere l’ultimo treno per Catanzaro, che partiva alle 18.20 al binario 12. Tutto questo a 17 anni".


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Ceci poi racconta come conobbe Maradona: "Nel 2000 andai a Cuba e gli portai due orologi. A distanza di 15 giorni, altra visita. Dopo 15 giorni, ancora, facendo sempre avanti e indietro da Catanzaro. Alla fine, una sera, Diego mi disse “dai, rimani”. Siamo diventati amici. Un giorno ho preso aereo a L’Avana alle 22, sono arrivato a Madrid alle 12 e alle 14.30, invece di prendere il volo per l’Italia, sono tornato a L’Avana. Mi ero pentito di essermene andato".

Ceci prosegue: "Io per Diego ho vissuto la droga e la galera. Prima di conoscerlo non avevo mai fumato, non mi ero mai drogato, ma nel 2004, quando mi hanno arrestato per traffico internazionale di stupefacenti, mi hanno trovato sopra ogni soglia consentita. Ho fatto il test tricologico, in cui i valori vanno da 5, 10, fino al 29, il massimo. Io avevo 29.2. Pur di stare a fianco di Diego, mi sono ammalato: mi drogavo con lui. Il professor Rivalta, direttore della medicina legale di Catanzaro, nel suo referto ha scritto “persona dipendente da Maradona, non dalla cocaina”. Aveva ragione".


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