Maradona, Cafiero de Raho: "Accadde l'impensabile nel mio ufficio, non mi era mai capitato"

Federico Cafiero de Raho ha rilasciato una intervista per ricordare il "suo" approccio con Diego Armando Maradona.
Federico Cafiero de Raho, procuratore nazionale antimafia, ha rilasciato un'intervista a Repubblica per parlare di Maradona. Cafiero de Raho fu il primo magistrato a trovarsi di fronte El Pibe de Oro: "Ricordo che percepii immediatamente una enorme fragilità dell’uomo. Una debolezza interiore che evidentemente combatteva, riuscendo a superarla in campo e nel rapporto con la squadra e col pubblico. Ebbe difficoltà nel giustificare i suoi rapporti dimostrati da quelle foto e fu come se, proprio in quel momento, fosse diventato consapevole di dove era andato e con chi. E a quel punto accadde l’impensabile... In tanti anni di magistratura non mi è mai capitato".
Cosa fece di così particolare il capitano del Napoli in Procura?
"A un tratto, con la sua rapidità atletica, si alzò dalla sedia e fuggì...".
Scappò dal suo ufficio?
"Esattamente. Fu un lampo. Fuori, ad attenderlo, c’era l’avvocato Vincenzo Maria Siniscalchi, che lo aveva accompagnato nel mio ufficio restandone poi fuori perché lo stato giuridico di Maradona era quello di testimone e non di indagato. A lui chiesi di riportarlo subito nella mia stanza. Cosa che fece in breve".
E a quel punto?
"Imbarazzato, con toni rispettosi ed educati, mi chiese di scusarlo per la fuga. Sì, l’eroe del calcio era un uomo fragile e penso che questa sua profonda fragilità sia stata anche la causa delle sue gravi disavventure umane che poi seguirono e ne segnarono l’esistenza".






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