Manna: "Avevo Gasperini e Conte nella testa. Perché Allegri. Napoli a fine ciclo"

Il direttore sportivo del Napoli, Giovanni Manna, è intervenuto al podcast "Colpi da Maestro" per parlare della sua esperienza in azzurro.
Il direttore sportivo del Napoli, Giovanni Manna, intervenuto ai microfoni del podcast "Colpi da Maestro", ha parlato dell'inizio della sua esperienza partenopea, svelando alcuni retroscena inediti su allenatori e calciatori cercati per rinforzare il club azzurro.
Manna: "Avevo Gasperini e Conte in testa"
Manna ha firmato per il Napoli nell'estate del 2024, poco dopo è arrivato Conte sulla panchina, ma nelle sue idee c'era anche un altro allenatore: "Quando ho firmato con il Napoli nella mia testa c'erano Gasperini e Conte. Perché Antonio e Gasperini erano due figure forti. Io con Antonio mi sono trovato benissimo, lo ringrazierò per tutta la vita. Mi ha fatto vincere uno scudetto, spero non sia l'ultimo, però oggi è uno scudetto storico e mi ha insegnato tanto, mi ha alzato il livello perché lavorare con un allenatore così esigente, determinato, meticoloso, che non si accontenta mai, ti fa rendere sicuramente di più". Ha rivelato il ds azzurro.
"Allegri l'ideale dopo Conte"
Sulla scelta Max Allegri evidenzia: "Allegri è una persona che dà tutto se stesso. Io lo conosco, abbiamo lavorato insieme alla Juventus e anche lì ha dato tutto alla causa. Pensiamo di poter fare una buona stagione, magari toglierci qualche soddisfazione. Dopo Conte era importante avere una personalità, magari anche diversa, ma comunque forte, che lo spogliatoio, la piazza, il presidente possano riconoscere e quindi cercare di valorizzare un lavoro che è stato fatto e che per me non è interrotto, ancora per quest'anno sicuro".
"Napoli a fine ciclo, dobbiamo cambiare un pochino"
Infine annuncia il rinnovamento della squadra nelle prossime sessioni di mercato: "Poi dobbiamo cominciare a cambiare un pochino, perché siamo arrivati probabilmente alla fine di un ciclo che è iniziato con Spalletti. Max dopo la stagione al Milan, secondo me ha voglia di rivincita. La stessa che abbiamo noi dopo un'annata un po' sfortunata come quella scorsa". Ha chiosato il ds nell'intervista rilasciata a settembre e pubblicata quest'oggi.
"Champions, preferivo vecchia formula"
Ti piace la nuova formula della Champions League? Da tifoso è sicuramente coinvolgente, soprattutto nelle ultime giornate. "Personalmente preferivo la vecchia formula, ma, se la guardi dall’esterno come tifoso, le ultime due giornate sono divertenti. Prima c’erano gironi nei quali, già alla terza partita, era tutto deciso. Con il nuovo formato, invece, si arriva all’ultima giornata con tante situazioni ancora aperte. È sicuramente più piacevole per chi guarda".
"Champions emblema del calcio moderno"
Per una società, invece, quanto è importante questa formula, al di là delle due partite in più e delle opportunità economiche? "La Champions League è il calcio di oggi. Giocarla e vivere certe esperienze ti fa crescere tantissimo. Quando vai ad acquistare un giocatore, per esempio, ti chiedi quante partite di Champions abbia disputato, perché hanno un peso diverso. È una competizione con un ritmo e un’intensità differenti. Si vedono giocate diverse e si vive il calcio in un altro modo".
"Napoli, obiettivo play off Champions"
E per divertirsi, che cosa dovrebbe fare il Napoli in Champions League? "Cercare di arrivare ai playoff sarebbe già un risultato molto importante. Ci divertiremmo moltissimo".
"Con De Laurentiis non ti annoi mai"
Anche il presidente sarebbe più contento. De Laurentiis è un vulcano di idee: con lui non ci si annoia mai? "No, non ti annoi mai. Però va ringraziato, perché sono arrivato a Napoli a 36 anni e, dopo il decimo posto, mi è stata data una possibilità incredibile. È stata una scelta importante e, per certi versi, anche un po’ folle".
"Mi chiamò Chiavelli la prima volta per il Napoli"
Che cosa vi siete detti al primo incontro? "Mi chiamò il dottor Chiavelli. Incontrai prima lui e poi il presidente. Quando mi chiamò, mi disse: “Lei mi ha fatto un’ottima impressione: o è veramente bravo oppure è un grande attore”. Gli risposi: “Al massimo faremo un film”.
"Ho sempre avuto passione per il calcio"
Torniamo alla tua passione. Qual è il primo ricordo legato al calcio e, in qualche modo, al lavoro che fai oggi? "A casa mia si è sempre respirato calcio, grazie a mio padre e a mio zio. Il primo ricordo legato anche alla professione che svolgo oggi, però, risale all’estate, quando avevo 11 o 12 anni. Si usciva con il pallone, si andava al campetto e si tornava a casa la sera. Nel frattempo si parlava di calcio, delle squadre e dei giocatori da acquistare: “Secondo me devono prendere questo”. Sono pensieri che mi sono rimasti in testa. Mi è sempre piaciuto quel mondo".
Quando eravate al campetto, organizzavi tu le squadre? "Sì, sempre. Volevo fare il direttore anche quando non portavo il pallone!".
"Prima esperienza professionale al Forlì"
La tua prima esperienza professionale è stata a Forlì. Come ci sei arrivato? "È una storia curiosa. Sono laureato in Economia e ho frequentato un master in management sportivo a San Marino. Ho svolto lo stage al Forlì perché il direttore, Lorenzo Pedroni, era un ex allievo dello stesso master. Ho iniziato occupandomi dell’area commerciale e della vendita delle sponsorizzazioni. Dopo qualche mese, Pedroni mi disse: “Secondo me sei sveglio, ti faccio fare il team manager e stai vicino a me”. È così che ho iniziato".
Nel calcio bisogna trovarsi al posto giusto, ma anche saper cogliere le occasioni. "Esatto, bisogna trovarsi nelle situazioni giuste e saperle cogliere".
"Ho iniziato lavorando con Zeman"
Poi è arrivata l’esperienza in Svizzera, al Lugano, la tua prima vera esperienza da direttore sportivo. Che cosa ti ha lasciato il calcio svizzero? "È stata la mia prima esperienza da direttore sportivo. Ho iniziato lavorando con Zdenek Zeman e ricordo che, durante una riunione tra novembre e dicembre, disse al presidente: “Basta, di calcio voglio parlare soltanto con lui”. Nel primo mese, infatti, non mi aveva praticamente rivolto la parola. È stata un’esperienza difficile. Ero giovane, avevo 24 o 25 anni e non sapevo bene come rapportarmi con lui. Poi mi ha studiato un po’ e, nel giro di sei mesi, siamo riusciti a trovare un’intesa".
"L’anno successivo abbiamo raggiunto il terzo posto e disputato il girone di Europa League, chiudendo con nove punti. Due anni dopo abbiamo ottenuto un’altra qualificazione europea. Tutto questo con uno dei budget più bassi. Siamo riusciti a creare una buona sinergia, prendendo giocatori dalla Serie B italiana, calciatori svizzeri di qualità e, ogni tanto, facendo qualche operazione a sorpresa".
"Italia ha perso molto terreno, anche la Francia"
Al di là del mercato, che cosa sta succedendo al calcio italiano? Quali segnali ci arrivano dal nostro campionato e quale posizione occupa oggi nel panorama internazionale? "Negli ultimi dieci o quindici anni abbiamo perso molto terreno. Non è un problema soltanto italiano: anche la Francia non è più quella di una volta, in Germania ci sono poche squadre di vertice e in Spagna il livello è concentrato su tre o quattro club. Il calcio inglese, invece, ha creato un divario che, in questo momento, è difficile da colmare. Non basta nemmeno avere buone idee, perché le risorse economiche fanno la differenza. Loro fanno operazioni da 100 milioni di euro, mentre noi consideriamo importanti quelle da 30 milioni. È una situazione complicata e se ne può uscire soltanto lavorando insieme, come un sistema. Dobbiamo ragionare in maniera unitaria, un po’ come fa l’NBA. Se non lo facciamo, diventa difficile competere".
"Premier interessante, io mi diverto con Serie B e C"
Qual è il campionato che ti piace guardare di più? Immagino che per lavoro tu debba seguirli tutti. "La Premier League è sicuramente interessante, ma io mi diverto soprattutto con la Serie B e la Serie C. Mi piace guardare le partite, seguire le dirette e vedere quello che succede in quei campionati. Mi rilassa e mi fa ricordare quando ho iniziato. La Serie B, in particolare, è sempre stata il mio campionato".
"Ai napoletani vorrei trasmettere messaggio di fiducia e pazienza"
Che cosa vorresti dire oggi alla città di Napoli, senza fare proclami? Qual è il messaggio che vorresti arrivasse ai tifosi nella vita di tutti i giorni? "Vorrei trasmettere un messaggio di fiducia e pazienza. Le scelte che abbiamo fatto non sono state pensate soltanto per l’oggi, ma soprattutto per il domani. A volte bisogna accontentarsi un po’ nel breve periodo per gettare le basi e continuare a lavorare come è stato fatto negli ultimi vent’anni, così da proseguire il percorso anche negli anni successivi. I tifosi devono avere fiducia e pazienza". Ha evidenziato Manna nell'intervista rilasciata a settembre e pubblicata quest'oggi.








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