Maionchi: "Sono una pippa, il mio tempo è finito. Gianna Nannini mi fece spaccare un vetro"

La produttrice musicale in una intervista a Il Fatto Quotidiano: "Sono sempre stata una donna in grado di difendersi. Anche da certi artisti convinti di essere dei geni".
Mara Maionchi ha collaborato, tra gli altri, con Ornella Vanoni, Mino Reitano, Mogol e Lucio Battisti. Ha scoperto Gianna Nannini. Nel 1983, con il marito Alberto Salerno, ha fondato l’etichetta Nisa iniziando un nuovo corso di successo, nel quale ha scoperto Tiziano Ferro. Nel 2008 è diventata giudice a "X Factor" e da lì ha iniziato la carriera televisiva. Dal 19 maggio è in onda su Sky con "Quelle brave ragazze", con Orietta Berti e Sandra Milo. Queste le sue parole a Il Fatto Quotidiano: "Scoperte musicali? Sono un’ignorante, il mio parere è solo quello della strada; anche sulle canzoni oramai sono fuori moda, non sono più dentro l’immediatezza della musica. Se ascolto un pezzo di Madame mi domando come avrei potuto aiutarla a far emergere le sue qualità e mi chiedo anche come l’avrei giudicata; in questo Caterina Caselli è più avanti di me, è più attuale e più giovane. Sono una pippa, il mio tempo è finito".
Su Gianna Nannini: "Rientra tra le mie scoperte, fu una folgorazione. Mi trovai davanti una forza, una potenza unica. Per la Nannini spaccai un tavolo. Per forza, dopo averci lavorato, dopo aver impostato la strategia, mi comunicò di voler proseguire con altri: mi in***zai, diedi una cazzotto sulla scrivania e spaccai il vetro. La Nannini non aveva veramente una lira, ma non le ho chiesto alcun rimborso; piuttosto è lei chi un giorno si è presentata con il conto della lavanderia. L’ho rimandato indietro; con Gianna siamo rimaste amiche. La mia fortuna è davvero aver frequentato persone geniali e aver copiato tutto: come ci si comporta, come si vestono gli artisti, come si valutano i brani. Poi magari ti trovavi di fronte personaggi come Renato Zero e il genio ti arrivava chiaro in faccia; o artisti come la PFM o Eugenio Finardi".
Su Battiato: "Con Franco ridevo alle lacrime, era un tipo fortissimo e spesso giocavamo a poker. Non giravano soldoni, non eravamo come Celentano: era per ridere".






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