Lukaku ha presentato certificati medici, l'avvocato Fontanella: "Se risultano inattendibili..."
L'avvocato Nicola Fontanella ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni della testata giornalistica AreaNapoli.it facendo chiarezza sul caso Romelu Lukaku.

Romelu Lukaku, attaccante in forza al Napoli, non si è presentato in quel di Castel Volturno alla ripresa degli allenamenti della compagine di Antonio Conte. Cosa accadrà ora? Cosa rischia il centravanti belga per non avere rispettato la volontà del club campano?
"Caso" Lukaku: il pensiero dell'avvocato Fontanella
Per fare chiarezza sul caso Romelu Lukaku, la redazione di AreaNapoli.it ha sentito l'avvocato Nicola Fontanella. Di seguito seguito le parole del legale: "Il caso Lukaku appare complesso: inviando certificati medici, si avvia una procedura disciplinare e sanitaria che segue le norme dell'Accordo Collettivo (AIC-Lega Serie A) e del codice civile italiano. Il Napoli dovrebbe verificare la bontà delle giustificazioni del calciatore, suo tesserato (Certificato Medico) con l'esame della veridicità ed adeguatezza del certificato medico inviato. Il club può richiedere una visita fiscale (controllo medico domiciliare) o convocare il calciatore presso una struttura di propria fiducia per una visita medica di controllo".
"Se il certificato risulta inattendibile, falso o se il giocatore è stato assente ingiustificato prima dell'invio dello stesso, la società può aprire un procedimento disciplinare. In base alla gravità, le sanzioni possono andare da una multa (trattenuta percentuale sullo stipendio) fino, nei casi più gravi e reiterati, alla risoluzione del contratto per giusta causa. Se il certificato attesta un infortunio avvenuto durante la sosta con la nazionale, le regole sono specifiche. Il calciatore deve darne comunicazione scritta immediata. La società è comunque tenuta a mettere a disposizione l'assistenza sanitaria primaria".
"L'invio del comunicato non garantisce automaticamente l'impunità"
"Fintanto che il certificato medico è valido, il calciatore non può essere costretto ad allenarsi. Tuttavia, l'assenza ingiustificata o l'uso strumentale della malattia per forzare la mano al club per un trasferimento o per dissenso tecnico è punibile. In estrema sintesi, l'invio del certificato non garantisce automaticamente l'impunità se la società dimostra che l'assenza non era dovuta a una reale impossibilità fisica", ha sottolineato l'avvocato Nicola Fontanella.
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