Luiso: "Non facevo due palleggi di fila, la rovesciata al Milan una maledizione. Faccio un altro lavoro"
Pasquale Luiso, ex attaccante, ha rilasciato una interessante intervista a La Gazzetta dello Sport ed ha parlato anche del suo nuovo lavoro.

Pasquale Luiso, 57 anni il prossimo 30 ottobre e con un passato da bomber di razza di Piacenza e Vicenza soprattutto, ha rilasciato una lunga intervista a La Gazzetta dello Sport e non solo ha ripercorso alcuni momenti della sua carriera, ma ha anche svelato la sua attuale professione.
Queste le sue parole: "Ero un calciatore ‘ignorante’. Non sapevo fare due palleggi di fila, sono arrivato con la fame e la voglia di spaccare il mondo. In campo ero insopportabile - sia per i compagni e per gli avversari - ed ero brutto da vedere. Già solo che Cesare Maldini pensasse a me, era motivo d’orgoglio. E poi, ai miei tempi, ci sarebbe dovuta essere un’epidemia. Davanti eravamo pieni di fenomeni. Non lo dico per spocchia, ma penso che oggi farei gol a raffica e probabilmente sarei titolare in Nazionale. Quando giocavo io era tutto diverso, era un altro calcio".
"Il gol in rovesciata al Milan fu una maledizione"
"Dopo il mio goal in rovesciata in Piacenza-Milan non si parlava d'altro: fu una prodezza e costò la panchina a Tabarez. Un gesto istintivo, folle. Ricordo la reazione di Baresi e Costacurta. Si guardarono e dissero ‘ma come ha fatto?’. Erano attoniti, come un po’ tutti in realtà. Quando vidi la palla entrare in rete non capii più niente. L'allenatore Bortolo Mutti mi venne incontro urlando ‘sei un pazzo’. È stato un goal che ha lasciato un segno. Mi ha regalato popolarità per oltre 10 anni. Anche se, in realtà, io i goal li ho sempre fatti. A volte ci scherzo su: mi parlate di quello al Milan, ma gli altri 200? Che poi in realtà quella rete fu un po’ una maledizione per me, dopo non la buttai dentro per oltre tre mesi. Sbagliai anche un rigore, parato da Pagliuca. Sembravo maledetto. E mi sbattevo come sempre, mica mi ero montato la testa. Eppure, non c'era verso, la palla non voleva saperne di entrare".
"Ho un autonoleggio con mio fratello, prima del calcio facevo il cameriere"
"Ho lavorato tanto prima di fare il professionista. Ho fatto il benzinaio, il cameriere e il carrozziere, poi la sera andavo al campo ad allenarmi. Oggi mi godo la famiglia. Mi piacerebbe tornare nel calcio, ma non so. Nessuno mi ha mai chiamato. Sarà che sono poco social e non mi sono mai venduto. Ho un autonoleggio con mio fratello, ogni tanto vado anche io a dare una mano".
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