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Lucca, la psicologa: "I motivi del flop a Napoli. L'attaccante stacchi i social"


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Pubblicato nella sezione Interviste
Lucca, la psicologa: I motivi del flop a Napoli. L'attaccante stacchi i social
© foto di AreaNapoli.it

La redazione di AreaNapoli.it ha intervistato la psicologa Monica Pignataro sui motivi del flop (per ora) di Lorenzo Lucca a Napoli.


Il rendimento di Lorenzo Lucca a Napoli è stato molto deludente. L'attaccante si è reso protagonista di prestazioni decisamente negative. Il problema tuttavia potrebbe non essere solo tecnico. Il calciatore evidentemente soffre le pressioni di una piazza calorosa come quella azzurra. Per capirne di più la redazione di AreaNapoli.it ha contattato la psicologa Monica Pignataro.


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Flop Lucca a Napoli: i motivi secondo la psicologa

Come influisce l'ambiente esterno sulla mente di un atleta? In che modo le aspettative di una tifoseria calorosa ed esigente come quella di Napoli possono incidere sulla fiducia di un calciatore?  "Il contesto circostante per un atleta è un vero e proprio amplificatore di emozioni. Piazze calde e appassionate come il Napoli offrono una spinta incredibile: l'amore della gente è un carburante potentissimo che può far volare una squadra. Il rovescio della medaglia è che, quando le aspettative sono così alte, il giocatore rischia di legare tutta la sua autostima al risultato della domenica. Se sente che la piazza giudica il suo valore solo in base a un gol o a una vittoria, la sua fiducia diventa fragilissima. Invece di giocare per il piacere di farlo e per esprimere il proprio talento, finisce per giocare con la paura di sbagliare, bloccando quella naturale creatività che serve in campo".


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"L'attaccante stacchi i social"

Come si gestisce il peso del giudizio pubblico? Quali strategie psicologiche adottano i calciatori per isolarsi dalle critiche della stampa e dei social quando le cose non vanno bene? "Oggi, con i social media, le critiche arrivano sullo smartphone a pochi secondi dalla fine della partita. Per un atleta è facilissimo farsi travolgere dai commenti negativi, perché il nostro cervello tende a dare molto più peso alle offese rispetto ai complimenti. Per proteggere la testa e continuare a rendere al massimo, i calciatori devono usare poche regole pratiche: Staccare i social: mettere il telefono in silenzio o smettere di leggere i commenti nei momenti difficili e nei giorni prima della partita. Ascoltare solo chi conta: mettere un filtro tra sé e il "rumore" della folla, dando retta solo all'allenatore, ai compagni e alle persone di fiducia. Pensare solo a ciò che si può cambiare: le opinioni della gente non si possono controllare, l'impegno in allenamento sì. Perciò l'attenzione va spostata solo su quello che si fa in campo".

Lucca: quanto ha inciso il cambio di status

Che impatto ha il "cambio di status"? Se un giocatore come Lucca passa da un contesto con minori pressioni come Udine a un club di prima fascia come il Napoli, quali blocchi emotivi o disorientamenti possono emergere a livello di autostima?  "Passare da una squadra tranquilla a una grande squadra è un salto enorme, e spessissimo si sottovaluta quanto sia difficile abituarsi a riflettori così potenti: possono emergere alcuni blocchi psicologici molto forti: Il giocatore può avere la sensazione di non meritarsi quel posto, vivendo nella costante paura di deludere o di non essere all'altezza dei compagni più famosi; La paura esagerata di sbagliare, dove  si pensa che ogni pallone perso possa rovinare tutto. Questo fa irrigidire sia i muscoli che la mente.; Perdere le vecchie certezze , come lo stesso fatto di essere stato fino ad allora un punto di riferimento e finire nella nuova squadra rischiando la panchina e quindi imparando a ripartire da zero crea una situazione sicuramente di disorientamento".

"L'ansia da prestazione non è semplice paura"

Come si manifesta l'ansia da prestazione nello sport di alto livello? In che modo i meccanismi dell'ansia possono influire negativamente sui riflessi, sulle scelte in campo o sulla lucidità sotto porta? "L'ansia da prestazione non è semplice paura, ma uno stato di allerta in cui il corpo produce troppa adrenalina e cortisolo, preparandosi a un'emergenza. Questo blocco emotivo si nota subito in campo , per esempio la lucidità si  azzera! Sotto pressione il cervello va in confusione,  la troppa tensione irrigidisce i muscoli, compromettendo la prestazione proprio nei movimenti che dovrebbero essere naturali e fluidi come calciare un pallone o difendere la porta ed è proprio a questo punto fondamentale affiancare la figura dello psicologo dello sport, che ovviamente non serve a risolvere i problemi dell’esterno , ma come il preparatore atletico ha il compito   di allenare il muscolo , il compito dello psicologo è quello di smontare delle convinzioni rigide , come quelle tipiche di DOVER ESSERE PERFETTI a tutti i costi e magari creare una routine prepartita per isolarsi dal caos esterno e concentrarsi sull’obiettivo : focalizzarsi sul piacere del gioco, perché quando ci si diverte e si è nel "qui e ora", la performance migliora naturalmente".


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Francesco Manno
Giornalista pubblicista dal 2006, è laureato in scienze della comunicazione. Ha vinto l'Oscar Campano per la sua professionalità. Ha inoltre condotto e diretto diversi programmi radio e TV.
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