Lotito: "Quando il Napoli fallì lo Stato non incassò nulla"
Claudio Lotito è furioso nei confronti dello Stato italiano che non ha predisposto aiuti per il calcio italiano.

Claudio Lotito, nella giornata di ieri, ha rilasciato alcune dichiarazioni toccando i temi dell’inchiesta Juventus e del decreto salva calcio. Le parole sono state pubblicate oggi da La Stampa. Il presidente della Lazio insiste sul fatto che lo sport "è l’unica categoria merceologica che non ha ricevuto nemmeno un ristoro, a parte i rimborsi sui tamponi, capirai…". E quando gli fanno notare che i club di Serie A hanno continuato a spendere e a fare debiti anche nella pandemia, risponde: "Uno s’è fatto i conti sulla cassa e poi cambiano le norme. Allora vediamo come sono stati gestiti i cinema".
Lotito rivendica la differenza tra il calcio e le aziende comuni, che, se non pagano le tasse, possono rateizzare il debito pagando sanzioni e interessi. Cosa che il calcio non intende fare. "Ma è diverso! Il mondo sportivo non ha pagato perché lo prevedeva una legge dello Stato. Non è inadempiente. È lo Stato che lo fa diventare inadempiente. È una situazione giuridica diversa".
È giusto aggiungere debiti a debiti, rate a rate? Lotito risponde: "Noi facciamo gli interessi dello Stato. Viceversa, se una società fallisce, sfumano sia i crediti pregressi, sia quelli futuri. Quando sono fallite Napoli e, tanto per fare un nome, Fiorentina, dopo aver sperperato soldi dei contribuenti, lo Stato non ha incassato nulla. Riflettete".








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